Con gli occhi di Singer

Il progressivo disfacimento di una famiglia ebraica, metafora della sanguinosa persecuzione antisemita condotta dai nazisti lungo tutto l’arco del secondo conflitto mondiale, e il faticoso arrancare quotidiano di un microcosmo formato da una comunità di sopravvissuti, uomini e donne emigrate in America per sfuggire all’Olocausto, vite scampate alla feroce volontà di annientamento hitleriana ma comunque segnate dal dolore, e condannate dal destino.
Questi, rispettivamente, i temi di La famiglia Moskat e Ombre sull’Hudson, splendidi romanzi di Isaac B. Singer (la vetta della sua produzione, a mio avviso), uno dei più importanti autori del Novecento, Nobel per la letteratura nel 1978.


Seppur legate da una sorte di continuità cronologica, le due opere sono stilisticamente molto diverse, e testimoniano del multiforme talento narrativo di Singer. Se ne La famiglia Moskat emergono quasi con prepotenza la fiammeggiante descrizione dei personaggi (come Asa Heshel, Abram Shapiro, Koppel, archetipi di specifici tipi umani) e il palcoscenico nel quale si muovono (una Varsavia talmente nuda e opprimente da sembrare una prigione, o peggio, una terribile anticipazione della realtà dei campi di sterminio), Ombre sull’Hudson è un assoluto capolavoro di scrittura. Singer lavora sulle singole parole donando a ciascuna un respiro proprio, un’anima; serrandole come spire di serpente attorno al lettore e rilasciandole al pari di muscoli che riposano dopo la tensione di uno sforzo, dalle pagine che costruisce Singer stilla, come il più abile degli alchimisti, l’ineluttabilità del naufragio esistenziale dei suoi eroi.


Spero seguiate questi inviti alla lettura. Per invogliarvi, ecco due “assaggi” di Singer.
 
Asa Heshel soffrì di tutte le malattie dell’infanzia […]. Ebbe la rosolia e la tosse asinina, la difterite e la diarrea, la scarlattina e l’otite. Piangeva tutta la notte, aveva accessi di tosse e diventava tutto viola. Come sul punto di morire […]. Molto presto cominciò a soffrire di terrori; tutto poteva spaventarlo: il suono del corno d’ariete, uno specchio, una scopa da camino, un pollo. Sognava di zingare che cacciavano bambini in un sacco e li involavano, di cadaveri che passeggiavano per i cimiteri, di fantasmi che danzavano dietro i bagni rituali. Faceva continuamente domande: Quanto è alto il cielo? Quanto è profonda la terra? Che cosa c’è dopo la fine del mondo? Chi ha creato Dio? Sua nonna si tappava le orecchie. «Mi fai impazzire», si lamentava. (La famiglia Moskat)




«Sì, ciascuno di noi cerca una via d’uscita», osservò.
«È un uomo religioso anche lei», replico Frieda tra l’affermativo e l’interrogativo.
«Sì, però ho seguito un’altra strada».
«Posso chiederle quale sarebbe?».
Anfang esitò un attimo. Negli occhi gli lampeggiò una sorta di irrisione. «Se dovessi dirglielo, scapperebbe lontana da me. O anche peggio, forse».
«Perché dovrei scappare? Ciascuno di noi è responsabile di se stesso».
«Ho abbandonato il giudaismo. Non sono più ebreo» rispose precipitosamente lui; la sua espressione si era fatta severa, e gli occhi erano pieni di pena. A Frieda parve che il cervello le sbatacchiasse nel cranio come una noce nel guscio. Si sentì gelare. Seduta rigida e smarrita sulla sedia, fu presa da crampi allo stomaco. Non aveva idea di che cosa dire. «Perché, esattamente?» riuscì finalmente a chiedere.
«È sconvolta, eh?» commentò lui. «Era un periodo che leggevo, e mi ha attirato il Nuovo Testamento. Vi ho trovato una risposta a tutti i miei interrogativi».
«Che cosa dice che non si trovi nei nostri libri sacri?».
«Non so. Ma se non altro non vi è brutalità, non ci sono sacrifici di animali».
Gli occhi di Frieda si riempirono di lacrime. «Forse no, però i nazisti hanno sterminato sei milioni di ebrei, e i cristiani sono rimasti zitti. Gli assassini hanno compiuto il massacro, e i preti sono stati a guardare».
«Non erano veri cristiani».
«Chi sono esattamente i veri cristiani?».
«Noi ebrei».
«Perché dovremmo definirci cristiani? Dio non è tre persone e non ha un figlio».
«È soltanto simbolismo».
«L’inquisizione non è stata un simbolo».
Anfang non rispose. Frieda lo guardò. Tra le sue lacrime il viso di Anfang appariva confuso, distorto, informe. Sorrideva in un modo strano. Lei si asciugò gli occhi. Dio del cielo, abbi compassione di lui, pregò tra sé. Questo povero uomo è in grande pena. (Ombre sull’Hudson)

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ilconsigliereletterario

Non c'è molto da dire, in realtà, se non che sopra ogni altra cosa amo leggere e scrivere. Ben più di quel che potrei dire di me lo dicono (peraltro decisamente meglio) i libri che ho letto, e di cui parlo nel blog. E qualche altra cosa la aggiungono i libri che ho scritto, "Quella solitudine immensa d'amarti solo io", pubblicato da Priamo e Meligrana Editore nel gennaio del 2013 (nel caso vi interessasse, lo trovate in tutti gli store, da Feltrinelli.it a Sanpaolostore.it). Da ottobre 2013 il libro è stato pubblicato anche in versione cartacea e di recente ne è stata fatta la prima ristampa; lo trovate in libreria, oppure potete ordinarlo su Amazon, Ibs o sul sito dell'editore: www.meligranaeditore.com; e "La logica del mammifero (storia di una madre)", uscito il 2 dicembre 2016, pubblicato da Prospero Editore (www.prosperoeditore.com; se lo desiderate, potete anche ordinarlo sul sito). Oltre a questi romanzi ne ho scritti altri due, ancora in attesa di trovare una casa editrice disposta a scommetterci sopra, questi i titoli: "Ripaferdine (storie di cortile)", "Trenta denari (una storia d'amore)". Se per caso da queste parti dovesse capitare un editore interessato a dare un'opportunità agli esordienti (almeno per leggerli), lo invito di tutto cuore a farsi sentire. Credo di poter dire che non se ne pentirà.

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