La saggia leggerezza dei giganti

 

Tra le pagine di Gargantua e Pantagruele di François Rabelais, una delle opere più belle e importanti dell’intera storia della letteratura, si corre a perdifiato, accesi d’entusiasmo. La sconfinata inventiva dell’autore, la sua enciclopedica cultura – disseminata in ogni angolo del romanzo in forma di richiami e citazioni, che, private con sapiente maestria di ogni dotto paludamento contribuiscono a renderne ancora più buffo, farsesco e gustoso il tono generale – lo stile agilissimo e scanzonato, l’irrefrenabile forza comica, il richiamo insistito ai puri piaceri del corpo, innocenti perché naturali, il festoso inneggiare alla crapula e alla perenne abbondanza delle libagioni, spalancano al lettore le porte di un mondo che è solo apparentemente una creazione di pura fantasia.
Rabelais, infatti, è prima di tutto un acutissimo osservatore della realtà, ed è proprio la sua capacità di vedere il vero volto del mondo a permettergli di deformarne a piacere il ritratto, di presentarlo sotto le più assurde sembianze. Così, il gigante Gargantua, allo stesso modo dei genitori Grangola e Gargamella e del figlio Pantagruele, non è una creatura mitica venuta al mondo in una terra al suo primo risveglio, che vive beata gli anni dell’infanzia, ma la rappresentazione beffarda dell’uomo del XVI secolo, contemporaneo del grande scrittore francese. E le rocambolesche avventure vissute da Gargantua e dai suoi compagni, da Pantagruele e dal suo fraterno amico Panurge, altro non sono che geniale travestimento degli ordinari commerci d’uomini e di cose, trama e fondamento del vivere quotidiano nel Cinquecento francese.
Celato dietro le cronache dei giganti, dunque, c’è un autore modernissimo, con ogni probabilità il miglior interprete del suo tempo, che alla pretesa urgenza di tutto ciò che lo circonda risponde con un’alzata di spalle, una rauca risata di scherno e l’invito (per nulla peregrino; giova ricordare che Rabelais era un valente medico) ad occuparsi della propria salute fisica badando a ben mangiare, a sorbire abbondante vino e a svuotare con regolarità le viscere (tra le pagine più spassose del romanzo meritano un posto d’onore quelle dedicate all’atto, e all’arte, di cagare, nelle quali abbondano vere e proprie elegie sul tema e suggerimenti pratici su come liberarsi con la maggior soddisfazione possibile – indimenticabile, a questo proposito, l’invito a utilizzare la preziosa martingala, “ponte levatoio del culo per cacar più comodi”).
Gargantua e Pantagruele, insomma, è un libro meraviglioso e divertente, che sorprende e affascina grazie a un registro stilistico sempre nuovo e a una ricchezza e a una varietà di linguaggio rimaste ineguagliate. È un’opera immortale, un patrimonio per i lettori di ogni tempo.
Eccovi l’incipit dell’opera, dedicato ai lettori.
Lettori amici, voi che m’accostate,
Liberatevi d’ogni passione,
E, leggendo, non vi scandalizzate:
Qui non si trova male né infezione.
È pur vero che poca perfezione
Apprenderete, se non sia per ridere:
Altra cosa non può il mio cuore esprimere
Vedendo il lutto che da voi promana:
Meglio è di risa che di pianti scrivere,
Ché rider soprattutto è cosa umana.

Pubblicato da

ilconsigliereletterario

Non c'è molto da dire, in realtà, se non che sopra ogni altra cosa amo leggere e scrivere. Ben più di quel che potrei dire di me lo dicono (peraltro decisamente meglio) i libri che ho letto, e di cui parlo nel blog. E qualche altra cosa la aggiungono i libri che ho scritto, "Quella solitudine immensa d'amarti solo io", pubblicato da Priamo e Meligrana Editore nel gennaio del 2013 (nel caso vi interessasse, lo trovate in tutti gli store, da Feltrinelli.it a Sanpaolostore.it). Da ottobre 2013 il libro è stato pubblicato anche in versione cartacea e di recente ne è stata fatta la prima ristampa; lo trovate in libreria, oppure potete ordinarlo su Amazon, Ibs o sul sito dell'editore: www.meligranaeditore.com; e "La logica del mammifero (storia di una madre)", uscito il 2 dicembre 2016, pubblicato da Prospero Editore (www.prosperoeditore.com; se lo desiderate, potete anche ordinarlo sul sito). Oltre a questi romanzi ne ho scritti altri due, ancora in attesa di trovare una casa editrice disposta a scommetterci sopra, questi i titoli: "Ripaferdine (storie di cortile)", "Trenta denari (una storia d'amore)". Se per caso da queste parti dovesse capitare un editore interessato a dare un'opportunità agli esordienti (almeno per leggerli), lo invito di tutto cuore a farsi sentire. Credo di poter dire che non se ne pentirà.

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