Dentro la storia. E oltre

Lev Tolstoj, Guerra e Pace, Rizzoli
Lev Tolstoj, Guerra e Pace, Rizzoli

La letteratura, per Tolstoj, è riflessione, analisi, ricerca. Filtro delle esperienze personali, delle convinzioni, della ricchezza e della complessità del mondo interiore dell’autore, la parola scritta ha il compito – o meglio, la responsabilità – di sistematizzare tutto questo materiale, per certi versi in continua evoluzione, dargli precisi confini (coincidenti con i temi delle varie opere) ed esporlo al vaglio del lettore. Nei romanzi del grande scrittore russo, a risaltare sono sempre il suo sincero e profondo umanesimo, la radicata fede nel popolo (ed è indifferente che lo si consideri nella sua dimensione di massa o attraverso le vicende dei singoli), nella sua coscienza e nel compiersi di un disegno superiore che lo riguarda, l’esaltazione della vita familiare, pietra angolare dell’esistenza.

Nel monumentale capolavoro Guerra e pace, uno dei vertici della letteratura russa e tra i massimi esempi di romanzo storico, Tolstoj narra le vicende di tre famiglie in un arco di tempo che va dal 1805 al 1820, intrecciando le storie di alcuni personaggi (e i loro affannosi sforzi per dare una direzione, un senso alle rispettive vite) con i grandi, sconvolgenti avvenimenti che il mondo stava vivendo: la folgorante ascesa di Napoleone, il progressivo deteriorarsi dei rapporti tra Francia e Russia, l’invasione del Paese da parte delle armate francesi, già vittoriose in tutta Europa, la cruciale battaglia di Borodino, l’incendio di Mosca e infine la tragica ritirata dell’esercito napoleonico, sfiancato dalla strategia di guerra del nemico e falcidiato dai rigori dell’inverno russo.
Di fronte allo svolgersi della storia, il realismo di Tolstoj, la sua visione poetico-sociale del mondo, non si esaurisce nella cronaca; il suo stile pieno, vigoroso, capace di coniugare alla perfezione testimonianza dell’osservatore (oggettiva per quanto possibile) e sensibilità del romanziere, riverbera nelle opposte figure di Bonaparte e Kutuzov; stratega geniale il primo, che sembra in grado di forgiare da sé il proprio destino e di determinare quello di milioni di altri individui grazie a una semplice decisione o all’espressione di un secco ordine; generale di stirpe contadina il secondo, che conduce la guerra nello stesso modo in cui ha condotto la sua vita, con pazienza, persino con rassegnazione laddove è necessaria, ma anche con tenacia, con la medesima forza che possiede la terra da cui trae nutrimento e che con incrollabile fedeltà difende.
A far da controcanto alla voce del mondo pensano le famiglie protagoniste del romanzo; i Bolkonskij, i Rostov e i Bezuchov, ciascuno rappresentato da una figura ben precisa. I Rostov da Natalja, che cerca se stessa nei rapiti entusiasmi e nelle feroci delusioni dell’amore; i Bolkonskij dal fiero principe Andrej, che prima si lascia attrarre dal fascino delle riforme sociali, promessa di una nuova Russia, poi, risvegliatosi dal sogno, sceglie per sé il rischio e la gloria del campo di battaglia, e i Bezuchov da Pierre, che a comprendere se stesso e il proprio posto nel mondo arriva per gradi, dopo una serie di esperienze tutt’altro che felici.
Il dolore, il patimento fisico e spirituale di Bezuchov sono stadi del suo rinnovamento, della sua rinascita; e narrandone la parabola Tolstoj porta a compimento l’opera.
Come in un gioco di specchi, il mondo stravolto dalla guerra e il singolo estenuato dagli errori commessi, dal peso delle colpe e dal rimorso, possono finalmente guardarsi l’un l’altro negli occhi, riconoscersi parte di un tutto più grande e subito dopo a quel tutto volgere lo sguardo. Contemplare quel luogo dello spirito dove eternamente riposano verità, giustizia e compassione.
Eccovi l’inizio del romanzo. Buona lettura
       Eh, bien, Genes et Lucques ne sont plus que des apanages, des proprietà, de la famille Bonaparte. Non, je vous préviens que si vous ne me dites pas que nous avons la guerre, si vous vous permettez encore de pallier toutes les infamies, toutes le atrocités de cet Antichrist (ma parole j’y crois), je ne vous connais plus, vous n’etes plus mon ami, vous n’etes plus il mio fedele servitore, comme vous dite. Suvvia, salute, mio caro, salute! Je vois que je vous fais peur. Sedetevi e ditemi le ultime novità.

Con queste parole, nel mese di luglio dell’anno 1805, la celebre Anna Pavlovna Serer, dama d’onore e favorita dell’imperatrice Mar’ja Feodorovna, accolse il principe Vassilij, personaggio importante, altolocato, che arrivava per primo alla sua serata. Da qualche giorno Anna Pavlovna aveva la tosse, la grippe, come diceva lei, usando una parola nuova, ancora poco diffusa. 

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ilconsigliereletterario

Non c'è molto da dire, in realtà, se non che sopra ogni altra cosa amo leggere e scrivere. Ben più di quel che potrei dire di me lo dicono (peraltro decisamente meglio) i libri che ho letto, e di cui parlo nel blog. E qualche altra cosa la aggiungono i libri che ho scritto, "Quella solitudine immensa d'amarti solo io", pubblicato da Priamo e Meligrana Editore nel gennaio del 2013 (nel caso vi interessasse, lo trovate in tutti gli store, da Feltrinelli.it a Sanpaolostore.it). Da ottobre 2013 il libro è stato pubblicato anche in versione cartacea e di recente ne è stata fatta la prima ristampa; lo trovate in libreria, oppure potete ordinarlo su Amazon, Ibs o sul sito dell'editore: www.meligranaeditore.com; e "La logica del mammifero (storia di una madre)", uscito il 2 dicembre 2016, pubblicato da Prospero Editore (www.prosperoeditore.com; se lo desiderate, potete anche ordinarlo sul sito). Oltre a questi romanzi ne ho scritti altri due, ancora in attesa di trovare una casa editrice disposta a scommetterci sopra, questi i titoli: "Ripaferdine (storie di cortile)", "Trenta denari (una storia d'amore)". Se per caso da queste parti dovesse capitare un editore interessato a dare un'opportunità agli esordienti (almeno per leggerli), lo invito di tutto cuore a farsi sentire. Credo di poter dire che non se ne pentirà.

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