L’amore respira anche negli uomini del sottosuolo

 

Fedor Dostoevskij, Umiliati e offesi, Garzanti
Fedor Dostoevskij, Umiliati e offesi, Garzanti

Accenti e atmosfere che richiamano il romanzo sociale, la complessità del disegno dei caratteri, restituiti al lettore nella loro essenziale verità, l’appassionato racconto di una storia d’amore tanto intensa quanto sfortunata, le dolorose riflessioni sugli estremi opposti del bene e del male e sull’anima dell’uomo, loro precario, instabile rifugio, e infine l’intenso studio delle passioni, dei sentimenti e dei desideri di uomini e donne, così simili, a volte, alla terra in cui vivono da esserne quasi il simbolo perfetto. Umiliati e offesi di Fedor Dostoevskij, pubblicato a puntate nel 1862 sulla rivista pietroburghese Vremja, nasconde nel respiro semplice dell’odissea di due amanti osteggiati dalle rispettive famiglie non soltanto la lucida analisi della società russa della seconda metà del XIX secolo, segnata da spaventose contraddizioni e costruita su sistematici abusi imposti alla grande maggioranza del popolo, costretta a un’esistenza da “sottosuolo”, ma soprattutto la convinzione che il verificarsi di queste ingiustizie, la sofferenza causata dalle disuguaglianze, l’arbitrio di chi dispensa al prossimo offese e umiliazioni al solo scopo di conservare il proprio potere (grande o piccolo che sia), si debbano a un’idea dello stato e dei rapporti che lo regolano fondata esclusivamente sulla promozione del singolo, sul primato personale. Romanziere di immenso ingegno e di eccezionale talento, Dostoevskij costruisce tutte le sue opere intorno all’uomo, nei confronti del quale prova sia attrazione sia repulsione; la sua prosa è troppo articolata, troppo ricca di suggestioni, troppo rigorosa nelle conclusioni che raggiunge per esaurirsi nelle istanze miopi della scrittura etica o nell’impotente sterilità di quella religiosa, e se è indubbio che l’umanesimo difeso dal grande autore russo abbia un chiaro significato fideistico, è altrettanto evidente che il suo percorso intorno all’uomo ha la radicalità di un’indagine filosofica e pone domande che vanno ben oltre un nostalgico richiamo a una bontà naturale perduta e da riconquistare. La realtà del male, la sua presenza nel mondo, i devastanti effetti del suo compiersi sono ben presenti a Dostoevskij, sono la materia prima dei suoi romanzi, e in Umiliati e offesi sono rappresentati con impressionante chiarezza dal protagonista della vicenda, il principe Valkovskij, uomo senza scrupoli votato esclusivamente all’affermazione di sé. Quando scopre che il proprio figlio, onesto ma pavido, ama riamato la figlia di un uomo con il quale ha avuto un contenzioso in passato, il piccolo possidente Ichmenev, Valkosvkij si adopera con ogni mezzo per far naufragare il loro rapporto e, non contento, cerca di rovinare finanziariamente il proprio avversario; egli è determinato a raggiungere i sui scopi, e malgrado Ichmenev, sua figlia, il figlio del principe e persino Vanja, voce narrante del romanzo (un amico della giovane segretamente innamorato di lei, alter ego dello stesso Dostoevskij), intervengano a più riprese per cercare fermarlo, il principe riesce ad avere la meglio: il figlio, incapace di resistere alle pressioni da cui viene investito, decide di lasciare l’amata, colpevole soltanto di essersi innamorata di lui.

Nella dialettica tra Valkosvkij e le sue vittime, il lirismo di Dostoevskij tocca l’apice. La sua galleria dei vinti non rappresenta soltanto la resa invitabile a qualcosa di più forte ma si richiama alla vita, descrivendola e raccontandola fino in fondo, nel suo inestricabile groviglio di speranza e disillusione. L’amore che unisce i due giovani, infatti, per quanto destinato a fallire, resta una forza salvifica, allo stesso modo in cui lo è (in primo luogo per lo stesso autore) quello silenzioso, ostinato e devoto di Vanja-Dostoevskij. Intorno a questi personaggi prende vita un piccolo mondo che, tra infiniti stenti, miserie e oppressioni, scintilla di dignità, offre mutuo rispetto e si sforza di difendere se stesso senza rinunciare a ciò in cui crede.
Umiliati e offesi è un romanzo che affascina e commuove, un’opera che cattura per lo splendore assoluto della prosa, la generosità dell’intreccio, la grandezza, insieme terribile e fragile, dei personaggi. È un libro impossibile da dimenticare.
P.S. Domani questo blog compie un anno. Ringrazio di cuore tutti coloro che hanno condiviso con me la strada fatta fino a ora. Io continuerò a scrivere di libri, spero di ritrovarvi ancora.
Eccovi l’incipit. Buona lettura.
La sera del ventidue marzo dell’anno scorso mi è accaduta un’avventura assai strana. Avevo passato la giornata a girare per la città in cerca d’un alloggio. Quello nel quale abitavo era molto umido, ed io fin da allora cominciavo ad avere una tosse preoccupante. Già dall’autunno prima mi ero proposto di cambiar casa, ma ad onta di questo divisamento ero arrivato fino alla primavera senza farne nulla.
Avevo girato tutto il giorno senza riuscire a trovare qualcosa di adatto. Il mio desiderio era di avere un appartamento libero, non in subaffitto; mi sarei accontentato anche di una stanza sola, purché fosse molto grande e, nello stesso tempo, costasse poco.
Mi ero accorto che una casa angusta è stretta anche per i pensieri, poiché io ho sempre avuto l’abitudine di camminare su e giù per la stanza quando penso i miei futuri racconti. E dato che sono in argomento, dirò che trovo maggior piacere a pensare le mie opere e a sognare come verrebbero scritte, che a scriverle in realtà; questo non è dovuto alla pigrizia. Da che cosa può dunque dipendere?

Fin dalla mattina mi sentivo poco bene, e verso il tramonto il mio stato era peggiorato: cominciava la febbre. Per di più ero stato tutto il giorno in moto e mi ero stancato. Verso sera, prima del crepuscolo, mi trovai a passare in Prospetto Vosnessenskij. Mi piace il sole di Marzo a Pietroburgo, specialmente al tramonto, s’intende in una chiara sera di gelo. Si vede ad un tratto accendersi tutta la via su cui si riversa una vivida luce. Tutte le case sembrano scintillanti. I colori grigio, giallo, verde-sporco perdono per un attimo la loro tetraggine, e pare che l’animo divenga più leggero, che un brivido percorra tutto il corpo e che questo sia sospinto in avanti. Tutte le cose ci appaiono sotto un nuovo aspetto, nuovi pensieri nascono in noi…

Pubblicato da

ilconsigliereletterario

Non c'è molto da dire, in realtà, se non che sopra ogni altra cosa amo leggere e scrivere. Ben più di quel che potrei dire di me lo dicono (peraltro decisamente meglio) i libri che ho letto, e di cui parlo nel blog. E qualche altra cosa la aggiungono i libri che ho scritto, "Quella solitudine immensa d'amarti solo io", pubblicato da Priamo e Meligrana Editore nel gennaio del 2013 (nel caso vi interessasse, lo trovate in tutti gli store, da Feltrinelli.it a Sanpaolostore.it). Da ottobre 2013 il libro è stato pubblicato anche in versione cartacea e di recente ne è stata fatta la prima ristampa; lo trovate in libreria, oppure potete ordinarlo su Amazon, Ibs o sul sito dell'editore: www.meligranaeditore.com; e "La logica del mammifero (storia di una madre)", uscito il 2 dicembre 2016, pubblicato da Prospero Editore (www.prosperoeditore.com; se lo desiderate, potete anche ordinarlo sul sito). Oltre a questi romanzi ne ho scritti altri due, ancora in attesa di trovare una casa editrice disposta a scommetterci sopra, questi i titoli: "Ripaferdine (storie di cortile)", "Trenta denari (una storia d'amore)". Se per caso da queste parti dovesse capitare un editore interessato a dare un'opportunità agli esordienti (almeno per leggerli), lo invito di tutto cuore a farsi sentire. Credo di poter dire che non se ne pentirà.

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