Zenone a Londra

Recensione di “Oliver Twist” di Charles Dickens

Charles Dickens, Oliver Twist, Newton Compton

Un paradosso non dissimile da quello zenoniano di Achille e la tartaruga, che vede il grande eroe incapace di raggiungere la lentissima testuggine, a patto che l’animale parta con un leggero vantaggio e che il percorso da compiere sia infinitamente divisibile, si applica a Charles Dickens e alla sua opera. Impareggiabile creatore di personaggi (non v’è infatti chi non conosca gli eroi dei suoi romanzi, a partire dal cinico Ebenezer Scrooge salvato dallo spirito del Natale, ma l’elenco è davvero molto lungo), lo scrittore è tanto noto e apprezzato per questa sua capacità, quanto trascurato per il resto del suo lavoro, dal momento che di molti dei suoi romanzi non si conosce se non un abbozzo di trama, il più delle volte ridotta all’insieme delle vicissitudini che capitano al protagonista. Chi, per esempio, può dire di non aver mai sentito nominare Oliver Twist? Nessuno, naturalmente, perché il povero Oliver Twist personaggio è talmente famoso da essere diventato, e non da oggi, sinonimo di una ben precisa figura, quella dell’orfano dal cuore puro bersagliato dalla sfortuna ma capace di non arrendersi mai, malgrado la frequenza dei rovesci che i suoi giovani anni sono costretti a sopportare. Continua a leggere Zenone a Londra

Il nodo inestricabile

Recensione di “Americanah” di Chimamanda Ngozi Adichie

Chimamanda Ngozi Adichie, Americanah, Einaudi

“Alexa, e gli altri ospiti, e forse anche Georgina, capivano tutti la fuga dalla guerra, dal tipo di povertà che distruggeva l’animo umano, ma non avrebbero capito il bisogno di scappare dall’opprimente letargia dell’assenza di scelta. Non avrebbero capito perché persone come lui, cresciute con cibo e acqua abbondanti ma impantanate nell’insoddisfazione, abituate fin dalla nascita a guardare altrove, da sempre convinte che la vita vera fosse altrove, ora fossero decise a fare cose pericolose, illegali, come partire; nessuno di loro moriva di fame, o subiva violenze, o veniva da villaggi bruciati, ma aveva semplicemente sete di scelte, di certezze”. Forse è proprio qui la barriera insormontabile, nella strutturale incapacità dell’Occidente, finanche il più aperto, il più evoluto, il più progressista, di comprendere su scala più vasta di quella nazionale il concetto di mobilità sociale. Quel desiderio, quel bisogno, quella necessità che a volte assume le sinistre fattezze dell’ossessione di fare qualcosa, centrare un obiettivo, realizzarsi, inseguire (e raggiungere) la vita che ci si è immaginati, quell’andare un po’ più in là di dove sono arrivati i nostri padri, e prima di loro i nostri nonni, quel superarli per poi essere applauditi proprio da coloro abbiamo lasciato indietro, che abbiamo battuto, e che per anni e anni si sono sacrificati in ogni modo possibile affinché noi potessimo fare esattamente quello: lasciarceli alle spalle, progredire, avvicinare anche di un solo gradino in più il mistero della felicità. Continua a leggere Il nodo inestricabile

Munari e le donne

Recensione di “Le ragazze nello studio di Munari” di Alessandro Baronciani

Alessandro Baronciani, Le ragazze nello studio di Munari, Bao Publishing

Bruno Munari (1907-1998) è un vero e proprio punto di riferimento per generazioni di artisti, con opere divenute un esempio fisso e costante per grafici, illustratori e designer, oltre che per scultori, registi, disegnatori industriali… In una parola: un maestro. Difficile però pensare che il grande Munari, nonostante tutta la sua genialità, potesse anche solo immaginare che il suo metodo di lavoro venisse seguito per… gestire i rapporti di coppia! Eppure è proprio questo che fa Fabio, protagonista del graphic novel Le ragazze nello studio di Munari: un giovane milanese, un po’ con la testa fra le nuvole, che riesce a incartarsi in un complicatissimo rapporto sentimentale con tre ragazze quasi in contemporanea, Fedra, Chiara e Sonia. Come uscirne? Semplice: attraverso il metodo Munari! Il diagramma di flusso che parte da P, il problema, e arriva a S, la soluzione, passando per DP (definizione del problema), RD (raccolta dei dati), A (analisi) e C (creatività). Certo, Munari si riferiva al processo creativo di un progetto di design, ma Fabio ci si trova molto bene anche in quest’altro ambito. D’altra parte, anche lui è a suo modo un artista, innamorato dei libri antichi che vende nella sua bottega – che è anche la sua peculiare abitazione – nel pieno di Milano, negli stessi luoghi che furono del Maestro. Per 250 pagine, così, seguiamo Fabio nelle sue meditazioni autobiografiche, ricche di molti riferimenti alla storia dell’arte, al cinema, alla letteratura, in un fumetto-non-fumetto che usa pochissimo la classica nuvoletta: l’intera storia passa attraverso la voce fuori campo del protagonista, come in un film… “impegnato”. Continua a leggere Munari e le donne

Ascolto, forse

Recensione di “L’assassino cieco” di Margaret Atwood

Margaret Atwood, L’assassino cieco, Ponte Alle Grazie

Una testimonianza, o una confessione, che apre le porte a un romanzo che a sua volta contiene un racconto, una storia di fantasia che due amanti, nel corso dei loro incontri clandestini, costruiscono in ogni dettaglio fino a farne il loro rifugio, la loro dimensione esclusiva. Un labirinto di parole che si rincorrono nel tempo, un mescolarsi furioso di amore e odio, verità e menzogna, pietà e ferocia, una guerra senza quartiere che non risparmia nessuno, un veleno che stilla, come un peccato originale, da una generazione alla successiva annientando ogni cosa. Un tortuoso, sofferto percorso della memoria che richiama a sé ciò che è stato in tutto il suo orrore e la sua miseria per provare a spiegare, a chi ancora avrà la forza di ascoltare, il tumore maligno di un presente incolore e morente, nel quale le sole cose che sembrano avere vita sono le ombre, fantasmi di rancori, rimorsi e rimpianti che non riescono a trovare pace. Continua a leggere Ascolto, forse

Il crollo e la luce

Recensione di “Tutto cambia” di Elizabeth Jane Howard

Elizabeth Jane Howard, Tutto cambia, Fazi Editore

La fragilità di un castello di carte, e il lento, inesorabile collasso di un corpo vinto dalla malattia. Il sorgere fulmineo di tempi nuovi, e il sipario che tristemente chiude una lunga stagione destinata all’oblio. Il mutare costante di un’organizzazione sociale e politica che sembra non riuscire più a dare punti di riferimento e l’affanno di chi, questa società, non riesce più a comprendere e non è in grado di affrontare. Giunta, con Tutto cambia, all’ultimo capitolo della sua meravigliosa saga (in questo blog trovate la recensione degli altri volumi: Gli anni della leggerezza quiIl tempo dellattesa quiConfusione qui; Allontanarsi qui), Elizabeth Jane Howard offre ai lettori un ritratto in chiaroscuro della dinastia Cazalet, che si apre con la scomparsa di una delle indiscusse protagoniste dell’intera vicenda: la Duchessa. E sarà proprio la morte, reale e simbolica, la principale chiave di lettura del romanzo. Ogni cosa, infatti, attorno alla famiglia Cazalet sembra appassire; lo stile di vita in primo luogo, con la sua rigida distinzione tra ricchi e poveri, e la dickensiana misericordia dei primi a piovere capricciosa sui secondi; e poi il sistema di valori del conservatorismo politico, scosso fin dalle fondamenta dall’emergere di istanze dal sapore quasi rivoluzionario; e ancora il mondo del lavoro, delle imprese e delle professioni, e il sistema creditizio che lo sostiene, sempre meno sensibile all’autorità anche morale dei rapporti consolidati, delle relazioni di lungo corso, della fedeltà alla parola data, alla promessa fatta, e sempre più attratto dall’impersonale, logica limpidezza del profitto, dalla inequivocabilità delle cifre, dalla verità incontrovertibile dei bilanci. Continua a leggere Il crollo e la luce

Emozioni a fumetti

Recensione di “Opono”, “Un’estate in montagna” e “Rapa & Nui” di Ilaria “Zim” Facchi, Vince Ricotta, Augusto Rasori, Giorgio Sommacal e Laura Stroppi

Ilaria “Zim” Facchi, Opono, Sbam Libri

Una ragazzina perseguitata dalla propria ombra, che escogita modi sempre nuovi per ucciderla; una coppia di giovani che scopre se stessa l’11 luglio del 1982, il giorno in cui la Nazionale italiana di calcio, a Madrid, si laurea per la terza volta campione del mondo di calcio battendo per 3-1 la Germania sotto lo sguardo esultante del Presidente della Repubblica Sandro Pertini; infine due moai dell’Isola di Pasqua, due enigmatici, imperscrutabili volti scavati nel tufo vulcanico che in realtà di imperscrutabile non hanno proprio nulla e che passano i giorni commentando quel che succede tanto nel loro piccolo fazzoletto di terra sperduto nel Pacifico (poco, ma non così poco come potrebbe apparire a prima vista) quanto nel resto del mondo. Debutta con queste prime tre storie, scritte rispettivamente da Ilaria “Zim” Facchi, Vince Ricotta e dal terzetto composto da Augusto Rasori, Giorgio Sommacal e Laura Stroppi, la nuova collana Sbam! Libri, agili volumi a fumetti frutto della felice intuizione di Antonio Marangi, tra i massimi esperti italiani della Nona Arte nonché ideatore e creatore della rivista digitale a fumetti e sui fumetti Sbam! Comics (che trovate qui). Continua a leggere Emozioni a fumetti

Tra sogni, ricordi e dybbuk

Recensione di “Racconti” di Isaac B. Singer

Isaac B. Singer, Racconti, Corbaccio

Una geografia che resiste tenace nei ricordi dei sopravvissuti, che al di là della polvere degli anni, della volontà di annientamento dell’uomo sull’uomo e dei verdetti della storia, replica se stessa nelle leggende orali, nelle memorie piene d’orrore, nella volontà di rivincita o forse soltanto nel rifiuto dell’oblio. Una geografia fitta di luoghi che, così come sono stati in passato, non esistono più né mai torneranno a essere, una geografia legata a una stagione e a un vivere che quasi sfumano nell’inconsistenza del sogno a occhi aperti, stretta come un abbraccio attorno alle società chiuse dei villaggi, alle millenarie tradizioni che ne scandivano il perpetuarsi, all’eterno ricorso ai libri di preghiera, alla devozione al Dio creatore dell’universo e ai dubbi che i suoi imperscrutabili disegni fanno sorgere perfino nelle anime dei più pii fra i pii, all’improvviso manifestarsi del meraviglioso e dell’inesplicabile, le cui maschere possono indifferentemente essere quelle colme di pietà e grazia del miracolo e quelle ghignanti e beffarde della maledizione. Questa geografia di terre e uomini che è a un tempo cronaca ed epopea spirituale, eco di un pensiero e di un sapere antichi quando l’idea stessa di tempo e racconto tragicomico di destini individuali e collettivi è il luccicante palcoscenico all’interno del quale Isaac B. Singer ambienta i suoi splendidi e suggestivi Racconti, in Italia raccolti e pubblicati da Corbaccio. Continua a leggere Tra sogni, ricordi e dybbuk

Nascita di una nazione

Recensione de “I racconti di Canterbury” di Geoffrey Chaucer

Geoffrey Chaucer, I racconti di Canterbury, Mondadori

“I ‘Canterbury Tales’ (che il Chaucer ideò intorno al 1387) costituiscono la vasta e multiforme epopea della società medievale inglese, colta nel periodo in cui questa stava passando dal feudalesimo all’organizzazione nazionale. Tale trasformazione, che aveva avuto inizio assai prima della nascita del poeta e si sarebbe compiuta molto tempo dopo la sua morte, fu affrettata durante il corso della sua vita da profondi rivolgimenti politici ed economici. Mentre la guerra dei cento anni con la Francia […], incominciata come guerra dinastica e feudale, andava assumendo un carattere etnico e «imperialista», una spaventosa epidemia di peste colpiva l’Inghilterra: in soli tre mesi […] la popolazione del regno venne ridotta da quattro a due milioni circa. In una società in cui di solito il mutare delle condizioni di vita era molto lento, le conseguenze economiche d’uno spopolamento così rapido si fecero sentire ancor più […]. Durante questo periodo di grandi mutamenti nella struttura della società, ebbe inizio in Inghilterra un movimento religioso precorritore della riforma protestante. La Chiesa, che aveva civilizzato il paese insegnando ai ricchi la carità e ai potenti la moderazione, era stata a sua volta corrotta dalla ricchezza e dalla potenza […]. Continua a leggere Nascita di una nazione

La terra, il mare, il ricordo

Recensione di “Era estate a quel tempo” di Nicoletta Verzicco

Nicoletta Verzicco, Era estate a quel tempo, Besa Editore

Il canto di sirena della terra e del mare, il richiamo irresistibile della bellezza, l’abbacinante splendore di luoghi che sono insieme tempo e spazio, perché è attraverso loro che spazio e tempo respirano, accogliendo nel loro grembo il disordinato procedere dell’uomo. La perfezione, impossibile da comprendere, di una natura accondiscendente e buona, colma di misericordia e pazienza, che senza sosta si offre alla curiosità di chi l’avvicina e silenziosa racconta la propria storia, il suo lento, millenario procedere inciso nelle rughe ocra dei contrafforti e delle pianure, segnato dai contorni inconfondibili degli ulivi, robusti e umili, scandito dallo slancio prepotente dei fichi d’india, capaci, quasi fossero incantesimi, di germogliare dalla sterilità della roccia. Qui, in una Puglia descritta con trascinante entusiasmo e nel medesimo tempo con pudore, con puro desiderio e con modestia, con una specie di timoroso rispetto costantemente tramutato, nelle raffinate sfumature di una prosa leggera eppure densissima di significato, in una forma d’amore contemplativo che sfiora la devozione, è ambientato Era estate a quel tempo di Nicoletta Verzicco, dolente romanzo psicologico e racconto di viaggio sospeso tra passato e presente. Continua a leggere La terra, il mare, il ricordo

Voce narrante non protagonista

Recensione di “Quelli” di Joyce Carol Oates

Joyce Carol Oates, Quelli, Rizzoli

“Questa è un’opera storica in forma narrativa… veduta cioè in una prospettiva personale, che è poi il solo tipo di storia possibile. Negli anni 1962-1967 insegnai inglese nell’Università di Detroit, una scuola diretta dai Gesuiti e frequentata da parecchie migliaia di studenti, molti dei quali pendolari. Durante tale periodo conobbi la “Maureen Wendall” di questo racconto. Era stata mia allieva in un corso serale e, alcuni anni dopo, mi scrisse e facemmo conoscenza. Le sue numerose difficoltà e complicazioni mi assillarono e mi affascinò la storia della sua vita come una possibile storia, attratta forse da lei a causa di certe affinità tra noi due – come ella fa rilevare in una delle sue lettere. La mia sensazione iniziale per quanto concerneva la sua vita fu: «Questa dev’essere fantasia, non è possibile che sia tutto vero!». La sensazione più definitiva fu: «Questo è il solo genere di fantasia che sia reale». E così il romanzo Quelli, che in realtà concerne ‘loro’ specifici e non è semplicemente una tecnica letteraria per riferirsi a noi tutti, si basa soprattutto sui numerosi ricordi di Maureen. Le sue osservazioni, quando era possibile, sono state incluse alla lettera nel racconto, e io devo i voluminosi particolari di questo romanzo alla terribile ossessione di lei per la propria vicenda personale”. Così Joyce Carol Oates introduce i lettori al suo romanzo intitolato Quelli, pubblicato nel 1969 e ambientato in massima parte una Detroit da incubo, lacerata dalle tensioni razziali e pronta a divorare se stessa in una rivolta (scatenatasi il 23 luglio 1967 e durata per ben quattro giorni) ricordata come una delle sommosse più sanguinose della storia degli Stati Uniti d’America. Continua a leggere Voce narrante non protagonista