In silenzio, Hercule Poirot indaga

Recensione di “L’assassinio di Roger Ackroyd” di Agatha Christie

Agatha Christie, L’assassinio di Roger Ackroyd, Mondadori

Se il perfetto meccanismo dell’intreccio non è certo una novità, perché è assai raro che Agatha Christie deluda, quel che desta stupore e ammirazione ne L’assassinio di Roger Ackroyd, uno dei romanzi più famosi della scrittrice inglese, oltre allo slittamento del protagonista in un felicissimo secondo piano (Poirot conduce le indagini sul delitto, ma sembra più un personaggio di contorno; non a caso, e lo si dice espressamente, si è ritirato dall’attività per dedicarsi alla coltivazione delle zucche) è la scelta di narrare l’intera vicenda in prima persona: a farlo è il dottor James Sheppard, medico del villaggio di King’s Abbott, teatro del misterioso fatto di sangue. Agatha Christie narra con leggerezza; descrive quasi divertita la vita di un piccolo paese, densissima di grandi e piccoli segreti che in realtà tutti conoscono, dà vita a una serie di personaggi in sapiente equilibrio tra realismo e caricatura (su tutti Caroline, la sorella di Sheppard, informata di tutto quel che le succede intorno al punto da “poter eseguire qualsiasi indagine standosene in casa”), poi, una volta concluso il quadro d’insieme, con impeccabile raffinatezza introduce l’omicidio. Continua a leggere In silenzio, Hercule Poirot indaga

I soldi degli altri

Recensione di “JR” di William Gaddis

William Gaddis, JR, Alet

William Gaddis è uno dei più importanti autori del Novecento e sorprendentemente uno dei meno conosciuti. “Colpa”, se di colpa si può parlare, del suo stile di scrittura, volutamente ampolloso, bizantino, talmente ricercato di risultare, a tratti, stucchevole. Tutte queste caratteristiche, funzionali alla volontà dell’autore di virare in farsa i temi trattati nei suoi romanzi (perché la vita, a conti fatti, non è che una ridicola tragedia), rendono la sua prosa difficilmente traducibile – Gaddis è americano. Per fortuna sua, nostra, e di tutti coloro che non conoscono l’inglese alla perfezione, un suo romanzo, JR, oltre a essere un capolavoro è anche una meravigliosa innovazione stilistica; si sviluppa infatti come un ininterrotto dialogo diretto. Si legge dunque senza alcun problema anche tradotto. Consiglio di partire da qui nell’esplorazione dell’universo di Gaddis. Vi aspetta un’esperienza che non dimenticherete facilmente. Ora, se non siete ancora stanchi di leggere, una nota sul romanzo (e sull’autore) che ho pubblicato anche nel mio  profilo su Facebook (Paolo Vitaliano Pizzato). Continua a leggere I soldi degli altri

Una stoffa liscia e compatta

Recensione di “Golden Hill” di Francis Spufford

Francis Spufford, Golden Hill, Bollati Boringhieri

“Be’, i romanzi li detesto ancora. Continuano a sembrarmi dei tessuti composti da esagerazioni, semplificazioni, una dolcezza che falsifica; e adesso questa verità la conosco, per così dire, dall’interno, avendone scritto uno anch’io e verificato quali trucchi ed espedienti sono richiesti per tirare fuori un punto di vista parzialissimo, un panno sbrindellato più buchi che fili, e trasformarlo in quella che sembra una stoffa liscia e compatta”. Giunto quasi al termine del suo trascinante Golden Hill, lo studioso, il saggista prestato alla “finzione letteraria” Francis Spufford (autore, tra gli altri, dello splendido L’ultima favola russa, recensito qui), lascia che a parlare del suo lavoro sia uno dei personaggi cui ha dato vita, il quale, nel farlo, non solo si confessa autore del libro, ma, nel momento in cui decide di rivelare il suo segreto, critica con la massima asprezza, di più, rinnega la propria scelta. E così, ciò che fino a un momento prima, nelle mani del lettore, altro non era se non un complicatissimo puzzle, un enigma, un sottilissimo gioco di specchi, un paradosso, una spassosa commedia che a ogni passo rischiava di scivolare nella più terribile delle tragedie, e all’opposto un dramma dalle fosche tinte che celava se stesso dietro un insistito sberleffo, che di continuo si sottraeva alla vista mascherandosi da scherzo tanto crudele quanto ben congegnato, ecco che si compone in un disegno unitario, in un insieme che, come un pensiero filosofico giunto a piena maturazione, risolve ogni contraddizione trasformandola in dimostrazione. Continua a leggere Una stoffa liscia e compatta

L’inafferrabile scrivere

Recensione de “L’educazione sentimentale” di Gustave Flaubert

Gustave Flaubert, L’educazione sentimentale, Garzanti

“Una voce apocrifa del flaubertiano Dictionnaire des idées réçues potrebbe definire Flaubert con queste parole: «In lui coesistevano un romantico che trovava banale la realtà, e un realista che trovava vuoto il romanticismo, e un artista che trovava grottesco il borghese e un borghese che trovava pretenziosi gli artisti; il tutto nella prospettiva di un misantropo che trovava tutti ridicoli». Questa definizione, certo arguta, appartiene in realtà a Emile Faguet, eminente rappresentante della storiografia letteraria francese alla fine del XIX secolo, e costituisce una simpatica dichiarazione d’impotenza: Flaubert è irriducibile alle grandi classificazioni della letteratura”. Così, nell’introduzione a L’educazione sentimentale pubblicata da Garzanti nella traduzione di Giovanni Raboni, Lanfranco Binni presenta al lettore Gustave Flaubert; facendo sua una “dichiarazione d’impotenza”. Gustave Flaubert è uno scrittore che non si lascia inquadrare, capace allo stesso tempo di essere espressione (ed espressione sublime) delle correnti letterarie del suo tempo e di procedere lontanissimo da esse, lungo una traiettoria eccentrica che obbedisce unicamente alla sua personale forza creatrice, agli sconvolgimenti di un’intuizione, al bisogno insopprimibile di raccontare il mondo e le sue miserie, di smascherarlo abbandonandosi all’onnipotenza dell’arte, “consapevolezza estrema della totalità dell’universo […], grande sintesi del tutto”. Continua a leggere L’inafferrabile scrivere

In una vita, il vivere

Recensione di “Andrà tutto abbastanza bene” di Arianna Franzan

Arianna Franzan, Andrà tutto abbastanza bene, Priamo/Meligrana Editore

Un piccolo, prezioso tesoro di memorie. Un fascio di emozioni sospeso tra dramma e commedia, sorriso e pianto, investito ma non travolto dai grandi eventi della storia, immiserito ma non vinto dalla brutalità della guerra, ferito dall’ipocrisia del mondo, insultato dalla sua grettezza, dal suo egoismo, dalla sua nuda cattiveria e tuttavia salvato dalla compassione, dall’amore, dalla pietà, da un ottimismo ingenuo, fanciullesco e puro che ha il color del miele di un’alba limpida e l’abbandonata dolcezza di un abbraccio. Il bel romanzo d’esordio di Arianna Franzan, Andrà tutto abbastanza bene (Priamo/Meligrana Editore) è un viaggio carico di bontà e meraviglia in vite all’apparenza così insignificanti da non meritare attenzione alcuna; quella che si racconta in queste pagine deliziose, sfiorate da una prosa agrodolce, che in continuo mutar di prospettive muove alla commozione e immediatamente dopo all’ilarità, che si affaccia sull’abisso per poi voltarsi verso la salvifica immensità del cielo, è una cronaca di vite minime, di esistenze ai margini; è il quotidiano agire (e patire) di gente semplice, di “poveri amanti”, ma in tutto questo silenzioso respirare, nei desideri trattenuti di giovani troppo presto sacrificati al lavoro, nella costante preoccupazione di avere a sufficienza per poter tirare avanti, per arrivare a salutare un altro giorno, l’autrice lascia che a scintillare, a catturare l’attenzione del lettore, siano le cose autentiche, ciò che, giorno dopo giorno, regala un senso ai nostri sforzi, al nostro dolore, ai momenti di gioia, alla rassegnazione e alla speranza, alla testardaggine e alla rinuncia. Continua a leggere In una vita, il vivere

Zenone a Londra

Recensione di “Oliver Twist” di Charles Dickens

Charles Dickens, Oliver Twist, Newton Compton

Un paradosso non dissimile da quello zenoniano di Achille e la tartaruga, che vede il grande eroe incapace di raggiungere la lentissima testuggine, a patto che l’animale parta con un leggero vantaggio e che il percorso da compiere sia infinitamente divisibile, si applica a Charles Dickens e alla sua opera. Impareggiabile creatore di personaggi (non v’è infatti chi non conosca gli eroi dei suoi romanzi, a partire dal cinico Ebenezer Scrooge salvato dallo spirito del Natale, ma l’elenco è davvero molto lungo), lo scrittore è tanto noto e apprezzato per questa sua capacità, quanto trascurato per il resto del suo lavoro, dal momento che di molti dei suoi romanzi non si conosce se non un abbozzo di trama, il più delle volte ridotta all’insieme delle vicissitudini che capitano al protagonista. Chi, per esempio, può dire di non aver mai sentito nominare Oliver Twist? Nessuno, naturalmente, perché il povero Oliver Twist personaggio è talmente famoso da essere diventato, e non da oggi, sinonimo di una ben precisa figura, quella dell’orfano dal cuore puro bersagliato dalla sfortuna ma capace di non arrendersi mai, malgrado la frequenza dei rovesci che i suoi giovani anni sono costretti a sopportare. Continua a leggere Zenone a Londra

Emozioni a fumetti

Recensione di “Opono”, “Un’estate in montagna” e “Rapa & Nui” di Ilaria “Zim” Facchi, Vince Ricotta, Augusto Rasori, Giorgio Sommacal e Laura Stroppi

Ilaria “Zim” Facchi, Opono, Sbam Libri

Una ragazzina perseguitata dalla propria ombra, che escogita modi sempre nuovi per ucciderla; una coppia di giovani che scopre se stessa l’11 luglio del 1982, il giorno in cui la Nazionale italiana di calcio, a Madrid, si laurea per la terza volta campione del mondo di calcio battendo per 3-1 la Germania sotto lo sguardo esultante del Presidente della Repubblica Sandro Pertini; infine due moai dell’Isola di Pasqua, due enigmatici, imperscrutabili volti scavati nel tufo vulcanico che in realtà di imperscrutabile non hanno proprio nulla e che passano i giorni commentando quel che succede tanto nel loro piccolo fazzoletto di terra sperduto nel Pacifico (poco, ma non così poco come potrebbe apparire a prima vista) quanto nel resto del mondo. Debutta con queste prime tre storie, scritte rispettivamente da Ilaria “Zim” Facchi, Vince Ricotta e dal terzetto composto da Augusto Rasori, Giorgio Sommacal e Laura Stroppi, la nuova collana Sbam! Libri, agili volumi a fumetti frutto della felice intuizione di Antonio Marangi, tra i massimi esperti italiani della Nona Arte nonché ideatore e creatore della rivista digitale a fumetti e sui fumetti Sbam! Comics (che trovate qui). Continua a leggere Emozioni a fumetti

Il cinema e la svastica

Recensione de “La violetta del Prater” di Christopher Isherwood

Christopher Isherwood, La violetta del Prater, Adelphi

Isherwood è «leggero», con le sue mani stilistiche incredibilmente affusolate non stringe, non maneggia, non tocca, al più sfiora, allude, si mostra costantemente distratto, dimentico, e tuttavia è attento, crudelmente, minutamente attento alle rapide apparizioni che attraversano la sua arguta distrazione. Trascrittore di voci, Isherwood ama i dialoghi veloci e insensati, le conversazioni un po’ sciocche, ma dense di allusioni frivole e inquietanti: comiche tragedie. La violetta del Prater si apre con una serie di incantevoli conversazioni, in primo luogo telefoniche; nelle quali il telefono collabora con il suo gusto perverso per l’equivoco, le battute vuote, le stizze irragionevoli; ciarle che corteggiano il nonsense, forse inutili, forse colme di una drammatica intensità, forse non succederà niente, forse da quelle battute mal giustapposte nascerà una storia, una esile trama […]. La violetta del Prater è il titolo di un film, di cui, in modo discontinuo, apprenderemo la trama; si potrebbe dire che il romanzo è il racconto del farsi del film, ma sarebbe una definizione troppo didascalica; diciamo che il racconto è ambientato negli studi di una società cinematografica inglese, e che è in corso la lavorazione di un film di quel titolo sotto la regia di un «Socrate ebreo», il tedesco Bergmann. L’insieme degli studi, dal punto di vista del narratore, potrebbe definirsi «apparato tecnico inteso alla produzione di allucinazioni di durata limitata e acquistabili a prezzo ragionevole»”. Continua a leggere Il cinema e la svastica

Rinascere, forse

Recensione di “Un mese in campagna” di James Lloyd Carr

James Lloyd Carr, Un mese in campagna, Fazi Editore

La guerra e l’orrore da una parte; il suo ossessivo ricordo e il tentativo di sfuggirgli dall’altra. E nel mezzo, l’intervallo quasi miracoloso di un’estate, il placido splendore della campagna inglese, la maestà silenziosa di una chiesa, la scoperta delle vite degli altri, chiuse nel cerchio imperfetto e solidale di un minuscolo, sonnolento villaggio, il richiamo dei secoli trascorsi, che respira in un affresco del quattordicesimo secolo da riportare alla luce, e infine l’amore, che un incontro improvviso risveglia. Accomodato in una prosa lieve e splendida, non priva d’ironia e insieme venata di tristezza, di quell’acuta nostalgia che sempre si accompagna alla memoria di ciò che è stato e che mai più potrà essere di nuovo, questo semplice (e tuttavia ricchissimo) materiale narrativo germoglia in un romanzo di non comune fascino, poetico quanto può esserlo una fiaba, prezioso nel modo in cui lo sono le storie inventate per stupire, incantare, sedurre, acuto e profondo come una riflessione, autentico e sincero come una confessione. Continua a leggere Rinascere, forse

L’invenzione della nivola

Recensione di “Nebbia” di Miguel de Unamuno

Miguel de Unamuno, Nebbia, Fazi Editore

Il personaggio e il suo creatore, la finzione e la realtà, l’estro e la logica, il sonno e la veglia, il sogno e il pensiero, la morte e la vita. Coppie di opposti che forse sono la medesima cosa, o forse non sono altro che un inganno, una burla, un metafisico gioco di specchi, un labirinto impossibile, un enigma che non ha soluzione. E un narrare che rincorre stesso lungo una circolarità eterna che sembra comprendere ogni cosa, riassumere ogni contraddizione, assorbirla in unità e poi nuovamente farla esplodere in mille rivoli di dubbi, di ragionamenti, di sofismi, di domande senza risposta, di riflessioni che nel loro continuo, inafferrabile fluire è come se facessero il verso all’intera storia della filosofia, e che sempre si esauriscono in uno stanco sospiro d’incertezza. In questa ragnatela di dilemmi, i misteri più grandi, l’esistere e l’amare, fanno da sostrato a un racconto dolce e stralunato che ha la sottile impalcatura della fantasia, dell’intuizione improvvisa, e l’importuna tenacia del sospetto, del rovello interiore che non concede pace; un racconto che consapevolmente ignora qualsiasi canone e procede deciso verso nuove terre, nuove orizzonti, e in questo cammino si fa nivola, oggetto letterario sconosciuto, regno della libertà e delle possibilità infinite, luogo dello spirito nel quale a dominare sono il gioco, la confusione, l’indeterminatezza. “Quest’idea di chiamarla nivola […] fu un’altra ingenua astuzia per imbrogliare i critici. È un romanzo e un romanzo come qualsiasi altro scritto che sia presentato sotto questo nome; ossia che così si chiami perché in questo caso essere è chiamarsi. E che significano quelle dichiarazioni che è passato il tempo dei romanzi o dei poemi epici? Finché vivranno i romanzi passati, vivrà e rivivrà il romanzo. Si tratta di risognare la storia”. Continua a leggere L’invenzione della nivola