In meno di una settimana

Recensione di “La donna della domenica” di Fruttero & Lucentini

Fruttero & Lucentini, La donna della domenica, Mondadori

L’ironia raffinata e pungente, i dialoghi brillanti, i personaggi disegnati con maestria, ritratti con acume, colti quasi in flagrante nelle loro debolezze, nelle loro meschinità, e dappertutto la sensazione obliqua, fastidiosa, insistente di un rivolgimento ormai prossimo, di un irreversibile cambiamento d’epoca destinato a distruggere tutto ciò che è stato fino a questo momento per lasciar posto a chissà cos’altro. E al centro di questo mosaico di cose e persone, di questo puzzle sociale, di questo labirinto psicologico dove di continuo si alternano luci e ombre, un misterioso omicidio cui ben presto segue un altro delitto. È nelle cadenze di un romanzo giallo, trama e pretesto di una narrazione straordinariamente vivace e intelligente che guarda con divertita nostalgia e insieme con una sorta di aristocratico distacco a una società in pieno mutamento (ma non ancora del tutto consapevole di quel che sta vivendo), che Carlo Fruttero e Franco Lucentini danno vita a quella che è senza dubbio alcuno una delle loro opere più celebri e fortunate, La donna della domenica, piacevolissima avventura “a tinte fosche” che si consuma, in un girotondo di colpi di scena, equivoci grotteschi, drammi amorosi, gelosie artistiche, rivalità culturali e penosi ricatti, nel giro di soli cinque giorni in una Torino ritratta con cristallino affetto e una punta di gelida perfidia. Continua a leggere In meno di una settimana

Il visconte, il barone e il cavaliere

Recensione di “I nostri antenati” di Italo Calvino

Italo Calvino, I nostri antenati, Mondadori

Raccontare come in una favola, assecondando la scrittura agli slanci vertiginosi dell’immaginazione, ai salti mortali della fantasia. Raccontare come in una fiaba, come ne Le mille e una notte, affidando la storia a una voce narrante ed evocando attraverso essa un intero mondo, e passioni, dolori, amori, tragedie, speranze, illusioni. Raccontare come in un’allegoria, inventando per il proprio presente uno spazio nuovo e una coscienza con cui indagare, e provare a comprendere, se stesso. Così racconta Italo Calvino nei tre romanzi brevi Il visconte dimezzatoIl barone rampante Il cavaliere inesistente, scritti tra il 1952 e il 1959 e riuniti un anno più tardi in un volume unico intitolato I nostri antenati. Continua a leggere Il visconte, il barone e il cavaliere

Dove è lo scrittore è l’uomo

Recensione di “Il giorno della civetta” di Leonardo Sciascia

Leonardo Sciascia, Il giorno della civetta, Adelphi

Leonardo Sciascia è uno scrittore unico. Non solo nell’ambito letterario italiano ma anche in quello continentale. A renderlo tale non è tanto la sua splendida prosa, né la perfezione dei suoi romanzi, né la rilevanza degli argomenti che tratta, o la capacità di analisi di cui si dimostra capace, o l’esattezza delle sue argomentazioni, o ancora la logica inattaccabile delle sue conclusioni. Ciò che fa di Sciascia uno dei più grandi e importanti autori della storia della letteratura, un imprescindibile punto di riferimento per tutti coloro che sono venuti dopo lui (e che in massima parte, purtroppo, non sono stati in grado né di comprenderne la lezione né di valorizzarlo come avrebbe meritato, specie in Italia), è la franchezza, l’onestà piena, rigorosa e inflessibile dei suoi lavori, in ognuno dei quali si riflette per intero l’uomo Sciascia, il suo universo etico, il suo convincimento politico. L’autore di assoluti capolavori come Le parrocchie di Regalpetra (recensito qui), Il Consiglio d’Egitto (recensito qui), A ciascuno il suo(recensito qui), coincide con l’uomo, in tutto e per tutto. Leggere Sciascia, dunque significa incontrarlo, parlargli, e imparare da lui fortificati dalla certezza che quel che direbbe se ancora fosse vivo è esattamente quel che ha scritto. Continua a leggere Dove è lo scrittore è l’uomo

Un pugno d’anime in un fazzoletto di miseria

Recensione di “Le terre del Sacramento” di Francesco Jovine

Francesco Jovine, Le terre del Sacramento, Einaudi

“[Con] Le terre del Sacramento assistiamo al nascere del fascismo, ripercosso a Isernia e a Morutri (Isernia, la Calena del romanzo), come un movimento che non aveva ancora il suo nome e la sua fisionomia definita, senza propositi polemici contro di esso, ma come la storia naturale e dolorosa di una malattia nazionale che investiva perfino terre barbariche e socialmente ineducate con una fatalità ineluttabile […]. Però si sente la sapienza dell’artista; nessuna parte del racconto è condotta con la manifesta preoccupazione di arrivare a quella catastrofe, che poi via via si viene determinando. Con chi prendersela? Con i carabinieri, con le camicie nere? […] Con nessuno: c’è soltanto la fatalità dei secoli, della tradizione feudale, che divora gli uomini e le cose, e tende astuzie innocenti, incolpevoli, a tutti gli ingenui […]. L’epilogo del romanzo è tragico, ma la tragedia è stata disseminata e preparata nel tempo. Si può almanaccare sulla fede dello scrittore; la chiusa è apparentemente pessimistica, ma si indovina una fede lenta e penetrante, una fede nella lotta, e nel riscatto progressivo, delle popolazioni oppresse dall’aria bassa della provincia […]. Alla fine ci sentiamo concittadini di Calena, di Morutri, di Pietrafolca, di tutti quei villaggi montuosi, e partecipiamo con affetto antico alle passioni, ai pregiudizi di tutto quel bulicame di secoli che ora si è canalizzato nelle vene di persone chiamate a recitare la loro parte tra il 1921 e il 1922”. Continua a leggere Un pugno d’anime in un fazzoletto di miseria

In Italia

Recensione de “I Viceré” di Federico De Roberto

Federico De Roberto, I Viceré, Garzanti

Se con il termine classico intendiamo definire opere che per universalità degli argomenti trattati, radicalità dei nodi problematici affrontati e inevitabilità dei quesiti posti travalicano i secoli e si offrono, intatti, alla sensibilità del pubblico di ogni tempo, allora, senza dubbio alcuno, I Viceré di Federico De Roberto è un classico. La storia è quella di una nobile famiglia catanese in declino, quella degli Uzeda di Francalanza; il periodo quello risorgimentale, ma al di là della connotazione temporale e geografica, quel che rende meraviglioso, affascinante, unico (e, mi permetto di aggiungere, irrinunciabile) il romanzo è l’attualità del quadro politico rappresentato, e dei personaggi che – nel bene come nel male – lo animano. Continua a leggere In Italia

Il racconto di una vita

Recensione di “Madre e figlia” di Francesca Sanvitale

Francesca Sanvitale, Madre e figlia, Einaudi

Un sottile gioco di rimandi, di ricordi, di emozioni; la gioia, talmente intensa da essere quasi impossibile da esprimere e che diviene sete d’assoluto, desiderio di rendere eterno ogni istante di vita, e accanto a essa il baratro infinito del dolore, il tormento che artiglia carne e mente, che come un odioso parassita mette radici nell’anima nutrendosi di pensieri, ossessioni, rimorsi e gonfiandosi, crescendo a dismisura. Non è semplicemente l’universo dei sentimenti quel che Francesca Sanvitale, nel suo bellissimo romanzo Madre e figlia, presenta al lettore, né un’analisi del loro generarsi, delle circostanze in cui si sviluppano, crescono, maturano e (spesso) deflagrano, e neppure un dramma familiare. In questo lavoro, infatti, forma e sostanza si fondono, ed è attraverso la perfezione stilistica della sua scrittura, nel quieto splendore del procedere narrativo, nel sapiente (e mai meccanico) alternarsi di differenti punti di vista descrittivi, nelle scelte linguistiche, che miracolosamente sembrano nascere da quel che raccontano, prendere vita dai fatti, e non confinare (pur con tutta la ricercatezza, la puntualità, la capacità di conquistare, affascinare, sedurre e convincere che appartengono alle parole scelte da coloro che scrivono per professione, o almeno dai migliori fra loro) quel che viene espresso in un ben determinato spazio sintattico-semantico, che emergono senso e valore dell’opera. Continua a leggere Il racconto di una vita

Un plumbeo orizzonte

Recensione de “I santi muti” di Antonio Carnevale

Antonio Carnevale, I santi muti, Zandonai Editore

Eleonora Molisani, cara amica e lettrice infaticabile e colta, dopo aver scritto una bellissima recensione del mio primo romanzo Quella solitudine immensa d’amarti solo io (se siete interessati la trovate qui) si è occupata di un altro libro, I santi muti, di Antonio Carnevale. E ha scritto un’altra volta qualcosa di splendido, un “consiglio letterario” che, non ho dubbi, una volta letto avrete voglia di seguire. A Eleonora il mio ringraziamento per aver nuovamente arricchito il blog, all’autore i più sinceri complimenti per aver scritto il libro.Le femmine sono puttane, gli uomini traditori, il destino è cinico e baro e la verità non riuscirà mai a essere più convincente di una diabolica bugia. E perfino i santi, lassù – che tu imprechi o che li supplichi – restano lontani, freddi, e anche un po’ giudicanti. È l’orizzonte plumbeo di Ortensio Montiglio. Un universo “legato male”, che fa lo slalom tra archetipi, stereotipi e simboli di una cultura in cui è immerso senza passione, senza un particolare senso di appartenenza. Una realtà fatta di dettagli consistenti, di riferimenti pesanti, basata su un assunto, un patto segreto stipulato con il destino, che si logora fino a spezzarsi nel punto più fragile: la ricerca della stabilità. Continua a leggere Un plumbeo orizzonte

Delle parole e delle cose

Recensione de “La vita agra” di Luciano Bianciardi

Luciano Bianciardi, La vita agra

Un virulento pamphlet, una satira dura, potente, inarrestabile, un fiume in piena di indignazione, un’acutissima commedia umana, un romanzo di denuncia sociale, un racconto autobiografico che lascia poco spazio all’invenzione e all’immaginazione. La vita agra di Luciano Bianciardi sfugge a ogni facile definizione e si presta a molteplici interpretazioni; quasi fosse dotata di una sensibilità propria, l’opera muta al mutare della sensibilità del lettore; si svela con cautela, con una sorta di sostenuta timidezza. Nasce dal traumatico intrecciarsi del talento immenso di uno scrittore e del carattere sanguigno e vivo di un uomo; dal caotico sovrapporsi della sua fede imperfetta e fragile – eppure cocciuta – nel carattere salvifico della parola e del rifiuto violento, scostante, sdegnosamente volgare di ogni scorciatoia, compromesso, soluzione a buon mercato. La prosa di Bianciardi, naturalmente ricca (di quella ricchezza che è nella cose, e che l’autore si limita a osservare), non crea, non impegna se stessa in sterili compiacimenti, non si sazia della propria immagine allo specchio; descrive, registra e annota. Misura di tutte le esperienze, di tutti i vissuti, del procedere (che spesso, troppo spesso, non è che un penoso arrancare) di un’esistenza, la parola, miracolosa sintesi di opposti, riassume in sé l’oggettività della testimonianza e la dichiarata partigianeria dell’autore che la individua, la sceglie e la fissa sulla pagina. Continua a leggere Delle parole e delle cose

Nessuna stagione

Recensione di “L’Arminuta” di Donatella Di Pietrantonio

Donatella Di Pietrantonio, l’Arminuta, Einaudi

E se non esistesse una stagione per la verità? Se nessuna età fosse mai abbastanza matura per riceverla né abbastanza forte per sopportarla? Se la verità, così nobile e bella, così pura e lucente da essere, come la virtù, premio a se stessa, fosse, proprio a motivo della sua perfezione, destinata a non poter camminare tra gli uomini, a non poter essere tra loro, che ne sarebbe di lei? Che ne sarebbe di questo preziosissimo tesoro, condannato a vagar ramingo in pensieri inespressi, in confessioni mute, in segreti sepolti in labirinti di finzioni, in vicoli ciechi di buona educazione, in imbarazzanti girotondi di giustificazioni? Che ne è di colei che viene ripudiata? Se non esistesse stagione per la verità, esisterebbe comunque la verità, e con essa germoglierebbe, come da un grembo fecondato, la necessità di darle vita, tramutarla in parola, darle concretezza. Ma a quale verità si può essere preparati a soli tredici anni? Alla più atroce, quella che cancella ogni illusione, che spazza via ogni innocenza e a forza trascina quel che è ancora in divenire, l’anima acerba di una bambina, nella storpia fissità di quel che si è fatto adulto senza mediazione alcuna, come per un colpo ricevuto d’improvviso. Continua a leggere Nessuna stagione