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Biografie e Autobiografie

Recensioni di libri di genere biografico e autobiografico a cura de “Il Consigliere Letterario”.

Il dovere di non restare in silenzio

Recensione di “Blonde” di Joyce Carol Oates

Joyce Carol Oates, Blonde, Bompiani
Joyce Carol Oates, Blonde, Bompiani

La ricerca ossessiva della perfezione come talismano contro il terrore della morte, come formula magica (la sola possibile) in grado di arginare il dolore, di offrire momenti di tregua alla spaventosa fatica di vivere, di proteggere dalla rabbia del mondo, dalla sua invidia cieca, dalla sua insaziabile sete di annientamento.

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In uno straripare di bellezza e verità

Recensione di “Suttree” di Cormac McCarthy

 
Cormac McCarthy, Sutree, Einaudi
Cormac McCarthy, Suttree, Einaudi

Tra polvere, e rovine, e miseria. Tra detriti, memoria di un tempo che nessuno ricorda più e cui nessuno più appartiene, e una natura incoerente, selvaggia e malata, eco di un mondo disordinato e folle, cresciuto come un tumore negli oscuri labirinti dell’immaginazione di un dio infantile e capriccioso, ed esistenze amputate, monche, abbozzate, e anime squarciate e coperte di piaghe, l’uomo sopravvive a se stesso, disperatamente aggrappato alla propria dignità di persona viva, specchio dell’indecifrabile mistero del nascere e del morire, principe derelitto di un’incessante parabola di peccato, abiezione, dolore e resurrezione.


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Hammerstein: il nobile eroismo della ragione

Recensione di “Hammerstein, o dell’ostinazione” di Hans Magnus Enzensberger

Hans Magnus Enzensberger, Hammerstein o dell'ostinazione, Einaudi
Hans Magnus Enzensberger, Hammerstein o dell’ostinazione, Einaudi

Berlino, 3 febbraio 1933. Adolf Hitler, da poco nominato cancelliere della Germania, incontra a cena i vertici dell’esercito ed espone loro, con agghiacciante chiarezza, i fondamenti del suo “programma di governo”: costruzione di una ferrea dittatura interna e progressiva conquista di un “spazio vitale” a oriente. Sarà quell’esposizione, allo stesso tempo lucida, malata e tragicamente profetica a convincere uno degli astanti, il generale Kurt Freiherr von Hammerstein-Equord (cui era toccato anche il delicato ruolo di anfitrione), capo di stato maggiore dell’esercito, della pericolosità di quel politicante arruffato e confuso che era riuscito a conquistare il Paese e che lui aveva senza alcun dubbio sottovalutato. E della necessità di fermarlo.


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Perduto. Nella vita, nel mondo

Recensione di “O Lost” di Thomas Clayton Wolfe

Thomas Wolfe, O Lost, Elliot Edizioni
Thomas Wolfe, O Lost, Elliot Edizioni

“Questo libro, nella mia stima, è lungo tra le 250.000 e le 380.000 parole […]. Ma credo non sia corretto dare per scontato che un libro molto lungo sia un libro troppo lungo […]. Non ho mai chiamato questo libro romanzo. Per me è un libro uguale a quello che ogni uomo può avere in sé. È un libro fatto della mia vita e rappresenta la mia visione dell’esistenza fino al ventesimo anno di età”. A leggere questo biglietto, che accompagna un’opera torrenziale, titanica nell’elaborazione come nel risultato finale, convulsa, generosa, colorata e confusa come un sogno, elettrizzante e geniale, è Maxwell Perkins, editor della blasonata e prestigiosa Scribner’s Sons.


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Barney Panofsky o Mordecai Richler?

Recensione di “La versione di Barney” di Mordecai Richler

 
Mordechai Richler, La versione di Barney, Adelphi
Mordecai Richler, La versione di Barney, Adelphi

Che nei fatti l’autobiografia di Barney Panofsky sia, in tutto o in parte, la biografia dello scrittore canadese Mordecai Richler importa poco. Conta, invece, e parecchio, capire quanto siano sovrapponibili nella prosa, nello stile e nel respiro narrativo l’autore de La versione di Barney (pubblicato nel 1997 e diventato un successo internazionale nel 2001 anche, se non soprattutto, a causa della morte di Richler) e il suo personaggio.


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Il debito inestinguibile di chi sopravvisse alla morte

Recensione di “Necropoli” di Boris Pahor

 
Boris Pahor, Necropoli, Fazi Editore
Boris Pahor, Necropoli, Fazi Editore

Il pensiero ridotto a memoria, a ricordo, a trauma e condannato a rincorrere i propri fantasmi nell’eterno ritorno di passato e presente. E la vita e la morte che a tal punto violentano la propria natura da diventare l’una eredità dell’altra, l’una sorella dell’altra.


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La bugiarda divinità di un uomo

Recensione di “Alessandro o il falso profeta” di Luciano di Samosata

recensione Luciano di Samosata, Alessandro o il falso profeta, Adelphi
Luciano di Samosata, Alessandro o il falso profeta, Adelphi
 

“Di figura era alto, avvenente e davvero splendido come un dio: di carnagione chiara, il mento coperto da una barba non troppo folta, con una chioma in parte naturale, in parte posticcia, ma resa assolutamente simile alla sua capigliatura, tanto che ai più sfuggiva che non erano capelli suoi. Dallo sguardo fascinatore emanava un bagliore divino; aveva una voce molto suadente e allo stesso tempo assai sonora; insomma, fisicamente era del tutto irreprensibile”.

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Dentro le ascelle dei poveri a respirare

Recensione di “Senza un soldo a Parigi e a Londra” di George Orwell

recensione - George Orwell, Senza un soldo a Parigi e a Londra
George Orwell, Senza un soldo a Parigi e a Londra, Mondadori

Un romanzo che vive nella sottrazione, che si alimenta della nudità della scrittura nello stesso modo in cui altre opere vengono nutrite dal rigoglio espressivo della prosa, dall’eleganza della forma, e in tal modo riconosce all’essenziale realismo della cronaca piena dignità letterariaA ben guardare un romanzo che nega se stesso per raccontarsi come esperienza , come vissuto, e rappresentare il senso ultimo del lavoro dello scrittore così com’è stato concepito dall’autore stesso: “Il mio punto di partenza è sempre un senso di partigianeria, un senso d’ingiustizia.


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Gli ultimi marxisti

Recensione “I Melrose” di Edward St Aubyn

recensione - Edward St Aubyn, I Melrose, Neri Pozza
Edward St Aubyn, I Melrose, Neri Pozza

 

Una prosa che stilla sangue, incisa nel dolore puro, affamata d’amore e nutrita di disperazione, sfinita come un corpo malato, avvelenata come il morso di un cane rabbioso, fradicia di sterile ferocia, consumata da un odio incontrollato, instabile, sfuocato come lo sguardo miope di un uomo cui abbiano rubato l’unico paio di occhiali che possedeva, prigioniera di un desiderio di vendetta talmente forte da esplodere in fuochi d’artificio letterari di vertiginoso splendore, abissale mestizia e crudele, intollerabile verità.


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Ogni giorno, dodicimila gocce di laudano

Recensione di “Confessioni di un oppiomane” di Thomas De Quincey

recensione - Thomas De Quincey, Confessioni di un oppiomane
Thomas De Quincey, Confessioni di un oppiomane
 

“È passato tanto tempo da quando presi l’oppio per la prima volta, che se fosse stato un incidente trascurabile della mia vita, avrei potuto dimenticarne la data: ma gli avvenimenti fondamentali non si possono dimenticare”.


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