Salvatore, Ed, Evan, Dwight
Recensione di “Le strade d’oro” di Evan Hunter

Evan Hunter, Salvatore Albert Lombino (nato a New York nel 1926), Ed McBain, Dwight Leggi tutto »Salvatore, Ed, Evan, Dwight
Evan Hunter, Salvatore Albert Lombino (nato a New York nel 1926), Ed McBain, Dwight Leggi tutto »Salvatore, Ed, Evan, Dwight
Agli occhi dell’Europa, la vita degli Stati Uniti d’America è paragonabile, per durata, a quella di
Leggi tutto »Sequenze fotografiche di un incessante sbattere di palpebre
“Ho incontrato per la prima volta Breece Pancake nella primavera del 1975, all’incirca cinque
Leggi tutto »Le mie cicatrici sono uguali a quelle di mio padre
“[…] Del resto, milioni di americani lottano con l’impossibilità di un tradizionale stile
Restituire la complessità dei personaggi (i protagonisti come i comprimari) che animano
“Prima che ci fosse la Finlandia, c’era il Kalevala. Una raccolta di antichi canti
“Joyce voleva svegliarsi dalla storia; io vorrei svegliarmi dalla mitologia”. Questa risposta, data nel corso di un’intervista, riassume il senso del fiammeggiante romanzo politico Nel sacco (in Italia edito da Feltrinelli nella traduzione di Lydia Corgiat), nel quale Sol Yurick – noto al grande pubblico per I guerrieri della notte, diventato un film di culto –
Leggi tutto »ADC
Un saggio trasformato in un romanzo; il lavoro di un’intera vita, in attesa di essere sistematizzato e concluso, divenuto, nella piena coincidenza tra personaggio e autore, prosa, e stile, e musicalità della lingua, e armonia del periodo. E l’arte, privilegiato oggetto di riflessione, che perde di significato e svanisce in un tempo nel quale “ciascuno è artista di se stesso”, in un tempo in cui, poiché ogni cosa è riproducibile, niente che sia davvero autentico è più necessario.Leggi tutto »Il gioco delle pulci e la poesia
“Cantami, o diva, del quinto cromosoma la mutazione recessiva! Cantami di come fiorì sui pendii del Monte Olimpo, due secoli e mezzo or sono, tra capre che belavano e olive che rotolavano. Cantami le nove generazioni per cui viaggiò sotto mentite spoglie, sopito nel sangue inquinato della famiglia Stephanides. E cantami la Provvidenza, che sotto forma di massacro lo risvegliò per trasportarlo, come fa con i semi il vento, fino in America, dove le piogge industriali lo fecero precipitare su quel fertile terreno del Midwest che era il ventre di mia madre”.
Come sopravvivere a un passato che non si riesce a dimenticare? Come resistere all’eterno ritorno dell’orrore, del dolore, della fame, della fatica, dell’annullamento di sé? Cosa resta a chi è rimasto orfano della misericordia di Dio, a chi non può più ricorrere al sostegno del pensiero razionale, a chi è condannato a rivivere in ogni momento il genocidio del suo popolo? Cosa resta, a chi è scampato alla perfetta macchina di sterminio nazista, se non il sordo rimorso di avercela fatta, di essere null’altro che un’inspiegabile eccezione biologica tra milioni di cadaveri?