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Nella notte

Recensione de “I figli delle tenebre” di Anne-Marie Garat

Anne-Marie Garat, I figli delle tenebre, Il Saggiatore
Anne-Marie Garat, I figli delle tenebre, Il Saggiatore, 816 pagine

Sono ovunque le tenebre al principio degli Anni Trenta in Europa. E tutti ne sono figli, non importa quanto consapevolmente. Sono le tenebre del caos politico e sociale, è l’oscurità morale terribile di un continente che, ancora non del tutto ripresosi dalla catastrofe della Grande Guerra, corre a perdifiato verso un nuovo e più terribile conflitto, è la notte della miseria trionfante, che morde intere generazioni, che, come un maligno incantesimo, trasforma gli uomini in mendicanti, derubandoli della dignità, del rispetto di sé, è il cieco divampare della rabbia dei popoli, delle genti, è la loro cruda fame di rivalsa che a gran voce reclama l’annientamento di tutti i nemici, degli avversari reali e ancor più di quelli immaginari, dei fantasmi evocati da folli parole d’ordine, dalle lucenti promesse di un pazzo idolatrato come un dio.

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L’uomo, il capitano e l’altro da sé

Recensione di “Rayuela – Il gioco del mondo” di Julio Cortázar

Julio Cortazár, Rayuela – Il gioco del mondo, Einaudi

“A modo suo questo libro è molti libri, ma soprattutto è due libri. Il primo, lo si legge come abitualmente si leggono i libri, e finisce con il capitolo 56 e alla pagina dove tre evidentissimi asterischi equivalgono alla parola Fine. Conseguentemente il lettore potrà prescindere senza rimorsi di coscienza da quel che segue. Il secondo, lo si legge cominciando dal capitolo 73 e seguendo l’ordine indicato a piè pagina d’ogni capitolo”.

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Un oscuro rito di passaggio

Recensione di “Bruciante segreto” di Stefan Zweig

Stefan Zweig, Bruciante segreto, Adelphi
Stefan Zweig, Bruciante segreto, Adelphi

La purezza di sentimenti di un bimbo, la verginità emotiva ed etica di chi si affaccia alla vita contrapposte all’arte della menzogna, alla dissimulazione, alla viltà degli adulti. Il netto, inequivocabile universo di un ragazzino impaziente di farsi uomo confrontato con la realtà sfumata, indistinta, densa di misteri e inganni dei “grandi”, le cui azioni troppo spesso tradiscono le parole dette e la cui pretesa sincerità non è che un mezzo speso in vista dell’ottenimento di un fine. Leggi tutto »Un oscuro rito di passaggio

L’amore e il dio immanente

Recensione di “Città della pianura” di Cormac McCarthy

Cormac McCarthy, Città della pianura, Einaudi
Cormac McCarthy, Città della pianura, Einaudi

Donare parole a ciò che è per sua natura inesprimibile, dare voce al maestoso silenzio della natura e ai suoi ritmi eterni, ai colori dell’alba e alla luce obliqua del tramonto, al confuso odorare della terra, al sordo tambureggiare del tuono, al grigiore indistinto ma vivo e terribile del cielo che annuncia lo scatenarsi della tempesta, al tenace fragore del fiume, significa fronteggiare l’assoluto e adottarne il codice espressivo, significa vestirsi d’immortalità, significa far coincidere in un unico gesto la nuda contemplazione del mondo e la sua descrizione, come fossero l’una la naturale emanazione dell’altra, come se a legare questi due momenti fosse una spirituale concatenazione di causa ed effetto.


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La solita viltà

Recensione di “Prima che il gallo canti” di Cesare Pavese

Cesare Pavese, Prima che il gallo canti, Mondadori
Cesare Pavese, Prima che il gallo canti, Mondadori

L’uomo, che nitido appare al di là dello scrittore, come in un’istantanea nella quale tutti i soggetti ritratti sono a fuoco, è colui che ha vissuto le vicende narrate, colui che soffrendole le ha ispirate; lo scrittore, che a tratti riemerge a occupare lo spazio dell’uomo, a riempire per intero la scena, si incarna letterariamente nei personaggi cui dà vita e nelle loro azioni e nei loro pensieri si racconta come narratore e come persona. Leggi tutto »La solita viltà

Tutto cominciò e finì con una pietra

Recensione di “Di cosa parliamo quando parliamo d’amore” di Raymond Carver

Raymond Carver, Di cosa parliamo quando parliamo d'amore, Garzanti
Raymond Carver, Di cosa parliamo quando parliamo d’amore, Garzanti

L’inesprimibile, forse, è quel che appartiene a tutti. Un sentire che ognuno sa di provare e per questo crede di conoscere, ma che quando si accinge ad analizzare, a descrivere, sfugge di mano, rifiuta di essere ridotto a oggetto di studio, respinge la soffocante univocità di una definizione.Leggi tutto »Tutto cominciò e finì con una pietra

Muti palpiti d’infelicità

Recensione di “Quel che resta del giorno” di Kazuo Ishiguro

Kazuo Ishiguro, Quel che resta del giorno, Einaudi
Kazuo Ishiguro, Quel che resta del giorno, Einaudi

Come il palpitare della vita percepito attraverso un grembo materno. Come il brulicare operoso, infaticabile, di insetti e formiche nella calda semioscurità dei loro nidi. Come l’erompere, il divampare delle forze primordiali della terra che il silenzio del mondo accoglie in sé. Come tutto ciò che, inespresso a parole, è costretto alla marginalità nervosa di un gesto, di uno sguardo, di un sorriso trattenuto, di una lacrima ricacciata in gola a forza.


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Una parola terribile

Recensione di “Il treno era in orario” di Heinrich Böll

Heinrich Böll, Il treno era in orario, Mondadori
Heinrich Böll, Il treno era in orario, Mondadori

“Presto. Presto. Presto. Presto. Ma quand’è, presto? Che terribile parola: presto. Presto può essere tra un secondo, presto può essere tra un anno. Presto è una parola terribile. Quel presto comprime il futuro, lo rimpicciolisce, e non c’è nulla di certo, nulla di nulla, è l’incertezza assoluta. Presto non è nulla e presto è molte cose. Presto è tutto. Presto è la morte…”.

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L’uomo senza umanità

Recensione de “Lo straniero” di Albert Camus

Albert Camus, Lo straniero, Bompiani
Albert Camus, Lo straniero, Bompiani

Può ancora dirsi persona chi non ha sentimenti? Possiede un’anima, uno spirito, una vita interiore chi è incapace d’emozione? E l’esistere meccanico, freddo, impersonale, istintivo, primordiale dell’animale-uomo, la volontà cieca di sopravvivenza della carne e del sangue, in un parola quel che resta quando all’automatismo del respiro non si accompagna la coscienza di esso, cosa significa davvero?Leggi tutto »L’uomo senza umanità

L’aristotelico rispetto del vero

Recensione di “Papà Goriot” di Honoré de Balzac

Honoré de Balzac, Papà Goriot, Mondadori
Honoré de Balzac, Papà Goriot, Mondadori

È vizio l’eccesso di qualsivoglia virtù, ed è in qualche misura colpevole ogni anima che non abbia saputo educarsi alla moderazione, che non sia stata in grado di concepire limiti, che si sia consumata nella propria generosità, nell’affanno di un amore sovrabbondante e incontrollato. Questo l’universale metro di giudizio etico su cui si fonda Papà Goriot, uno dei romanzi più noti e amati di Honoré de Balzac.Leggi tutto »L’aristotelico rispetto del vero