Munari e le donne

Recensione di “Le ragazze nello studio di Munari” di Alessandro Baronciani

Alessandro Baronciani, Le ragazze nello studio di Munari, Bao Publishing

Bruno Munari (1907-1998) è un vero e proprio punto di riferimento per generazioni di artisti, con opere divenute un esempio fisso e costante per grafici, illustratori e designer, oltre che per scultori, registi, disegnatori industriali… In una parola: un maestro. Difficile però pensare che il grande Munari, nonostante tutta la sua genialità, potesse anche solo immaginare che il suo metodo di lavoro venisse seguito per… gestire i rapporti di coppia! Eppure è proprio questo che fa Fabio, protagonista del graphic novel Le ragazze nello studio di Munari: un giovane milanese, un po’ con la testa fra le nuvole, che riesce a incartarsi in un complicatissimo rapporto sentimentale con tre ragazze quasi in contemporanea, Fedra, Chiara e Sonia. Come uscirne? Semplice: attraverso il metodo Munari! Il diagramma di flusso che parte da P, il problema, e arriva a S, la soluzione, passando per DP (definizione del problema), RD (raccolta dei dati), A (analisi) e C (creatività). Certo, Munari si riferiva al processo creativo di un progetto di design, ma Fabio ci si trova molto bene anche in quest’altro ambito. D’altra parte, anche lui è a suo modo un artista, innamorato dei libri antichi che vende nella sua bottega – che è anche la sua peculiare abitazione – nel pieno di Milano, negli stessi luoghi che furono del Maestro. Per 250 pagine, così, seguiamo Fabio nelle sue meditazioni autobiografiche, ricche di molti riferimenti alla storia dell’arte, al cinema, alla letteratura, in un fumetto-non-fumetto che usa pochissimo la classica nuvoletta: l’intera storia passa attraverso la voce fuori campo del protagonista, come in un film… “impegnato”. Continua a leggere Munari e le donne

Emozioni a fumetti

Recensione di “Opono”, “Un’estate in montagna” e “Rapa & Nui” di Ilaria “Zim” Facchi, Vince Ricotta, Augusto Rasori, Giorgio Sommacal e Laura Stroppi

Ilaria “Zim” Facchi, Opono, Sbam Libri

Una ragazzina perseguitata dalla propria ombra, che escogita modi sempre nuovi per ucciderla; una coppia di giovani che scopre se stessa l’11 luglio del 1982, il giorno in cui la Nazionale italiana di calcio, a Madrid, si laurea per la terza volta campione del mondo di calcio battendo per 3-1 la Germania sotto lo sguardo esultante del Presidente della Repubblica Sandro Pertini; infine due moai dell’Isola di Pasqua, due enigmatici, imperscrutabili volti scavati nel tufo vulcanico che in realtà di imperscrutabile non hanno proprio nulla e che passano i giorni commentando quel che succede tanto nel loro piccolo fazzoletto di terra sperduto nel Pacifico (poco, ma non così poco come potrebbe apparire a prima vista) quanto nel resto del mondo. Debutta con queste prime tre storie, scritte rispettivamente da Ilaria “Zim” Facchi, Vince Ricotta e dal terzetto composto da Augusto Rasori, Giorgio Sommacal e Laura Stroppi, la nuova collana Sbam! Libri, agili volumi a fumetti frutto della felice intuizione di Antonio Marangi, tra i massimi esperti italiani della Nona Arte nonché ideatore e creatore della rivista digitale a fumetti e sui fumetti Sbam! Comics (che trovate qui). Continua a leggere Emozioni a fumetti

Diario di una persecuzione

Recensione di “Anne Frank, la biografia a fumetti” di Sid Jacobson e Ernie Colon

Sid Jacobson, Ernie Colon, Anne Frank, la biografia a fumetti, Mondadori Comics-Rizzoli Lizard
Sid Jacobson, Ernie Colon, Anne Frank, la biografia a fumetti, Mondadori Comics-Rizzoli Lizard

Da sempre, la vittima più famosa della Shoah è protagonista di qualsivoglia mezzo di comunicazione. Il fumetto non fa eccezione. Tra tutte le versioni prodotte negli anni, però, l’opera a nuvolette più importante è probabilmente questa biografia a fumetti, quella “ufficiale”, realizzata con la supervisione de La casa di Anne Frank di Amsterdam e già proposta in Italia da RCS Libri. Questa volta è Mondadori Comics a ripubblicarla, in una elegante edizione cartonata, in collaborazione con Rizzoli Lizard. Non si tratta di una riproduzione a fumetti del celeberrimo Diario, ma della vera e propria biografia della giovane ebrea tedesca. Particolare non secondario, visto che – come spiega Sergio Luzzatto nell’introduzione al volume – il Diario non ha avuto una storia lineare come in molti hanno pensato per anni, ma ha avuto più versioni: la prima, quella scritta di getto dalla ragazza, fu revisionata e corretta da lei stessa in un secondo momento, prima della sua deportazione; seguì una terza versione, quella realizzata da Otto Frank, suo padre e unico sopravvissuto della famiglia, miscelando le due precedenti. E anche quest’ultima è stata rivisitata dalla Fondazione Anna Frank negli anni seguenti. Continua a leggere Diario di una persecuzione

Il nuovo, oscuro mondo

Jean-Yves Mitton, L'Impero Azteco - I presagi di Montezuma, Mondadori
Jean-Yves Mitton, L’Impero Azteco – I presagi di Montezuma, Mondadori

Gennaio 1525, Villa Rica de la Vera Cruz, porto della Nuova Spagna sulla costa orientale del Messico. Nel pieno della conquista del Nuovo Mondo da parte dell’esercito di Carlo V di Spagna, un anziano frate è inviato dalla Santa Inquisizione per esaminare il caso della misteriosa Marianna di Oaxaca, Doña d’España dell’Ordine della Santa Croce, Mayor de la Primiera Armada del capitan Cortés: il buon padre Enrico Segura deve confessarla, in preparazione al processo inquisitorio. Tocca a lui dunque ascoltare il terribile racconto della sventurata Maiana Xochitla, nata contadina nel Messico meridionale, catturata come schiava dall’imperatore Montezuma II e sottoposta a ogni genere di torture e tragedie, per poi divenire con la sua astuzia l’amante dell’imperatore stesso e, in seguito, la favorita di Cortés, comandante dei conquistadores, venire ribattezzata con un nome cristiano e ora accusata di stregoneria e di altre nefandezze. Per scoprire che non tutto è come sembra… Jean-Yves Mitton scrive e disegna un impressionante affresco, ambientato durante la fase terminale dell’Impero Azteco: il lettore può seguire con padre Segura una doppia vicenda, quella in flashback, raccontata dalla fanciulla in catene, e quella in diretta, con gli intrighi del bieco Don Francisco de Las Felibres, vescovo di Vera Cruz. Agli orrori vissuti dalla giovane india per mano dell’imperatore pazzo Montezuma II – vittima delle sue angoscianti superstizioni e di una religione sanguinaria, con terrificanti sacrifici umani di massa – fanno da contraltare altri orrori, quelli dei conquistadores spagnoli, accecati dal miraggio dell’Eldorado e da una applicazione cinicamente strumentale della propria fede.

Attorno a questo doppio binario, l’autore riesce anche a dipingere molte figure secondarie, che aiutano ad entrare nell’atmosfera dell’epoca: dal giovane indio Tochtli, fidanzato di Maiana, al laido Culhu, giullare di corte di Montezuma e sua anima nera; dal maldestro frate Tancredi al pavido padre priore. Tutto questo è magistralmente illustrato dall’elegante tratto di Mitton (un passato anche tra i super-eroi, ma soprattutto una lunga carriera sul Fumetto di genere storico), di stile certamente molto classico, che non si fa intimidire dalle immagini panoramiche sulle architetture azteche, dalle tavole con le moltitudini di combattenti, né dalle scene più turpi, di sesso, sangue e violenza, mai gratuite o eccessive, sempre funzionali alla vicenda. Per farla breve, siamo davanti ad un volume che si legge d’un fiato (purtroppo non autoconclusivo, toccherà dunque attendere la prossima uscita), che siamo ben lieti di fregiare della nostra Sbam-coccarda SSGF (Signore e Signori, questo è Grande Fumetto). Nota tecnica: l’opera originale risale al 1997-2000, edita oltralpe da Glenat col titolo di Quetzalcoatl. 

(Antonio Marangi)

Il grande Bagonghi

Andrea Campanella, Sonia Aloi, Il Piccolo Re, Tunuè
Andrea Campanella, Sonia Aloi, Il Piccolo Re, Tunuè

Avete presente Little Nemo? Il proto-eroe del Fumetto, il bambino che ogni sera, agli inizi del Novecento, sulle meravigliose tavole liberty di Winsor McCay, si addormentava nel suo lettino per vivere meravigliose avventure nel mondo dei suoi sogni? Ecco, proprio lui. Anche Giuseppe Bignoli è piccolo, davvero piccolo, decisamente Little. Piccolo d’età – è l’ultimo di quattro fratellini – e piccolo di statura: Giusepìn, come lo chiamano tutti, è infatti un nano. Anche lui vive a inizio Novecento, ma ben lontano dagli States di Nemo: lui è di Galliate, nella campagna novarese, abita in una cascina con la sua famiglia, con i tempi scanditi dalla vita agreste. Tutti lo prendono in giro, povero Giusepìn: i compagni di scuola sono spietati con chi ha un difetto fisico evidente come il suo. Ma lui non si scompone più di tanto: lui è sempre contento, ama leggere, sogna grandi avventure, lontane dal paesello. E di notte sogna ancora meglio, il suo letto comincia a volare e raggiunge la luna, con cui Giusepìn ama chiacchierare. Poi si sveglia, cade dal letto, come Little Nemo, ma resta contento e i suoi fratelli lo adorano. Ma non è tutto qui: il piccolo Giuseppe è un incredibile acrobata, riesce a fare cose che nessun altro sa fare, pare addirittura volare. Il suo papà è terrorizzato da queste evoluzioni, ma Giusepìn non può farne a meno: così si sente davvero libero e felice. Quando poi a Galliate arriva un circo, il ragazzo ne resta estasiato: ecco qual è la sua strada, ecco chi è davvero come lui…

Da qui comincia la grande storia (vera) di Giuseppe Bignoli, meglio noto al mondo come il grande Bagonghi, uno dei più incredibili artisti dell’arte circense di tutti i tempi. Andrea Campanella e Sonia Aloi ne hanno fatto una graphic novel tenera e divertente (cambiando il finale: nella realtà Bignoli è morto tragicamente nel 1939, annegato a 47 anni d’età), dalle molteplici chiavi di lettura: i lettori più giovani – cui la serie Tunuè dei Tipitondi è dedicata – potranno leggerla come una fiaba, tra gli animali e gli artisti del circo; i più grandi potranno facilmente scorgere anche i tanti approfondimenti storici e morali. D’altra parte, «Il mondo del Circo è una sorta di “realtà parallela”», come scrive nell’introduzione al volume Livio Togni, erede di una grande dinastia di circensi. «Quando si entra sotto quel tendone tutto il resto lo si lascia alle spalle, è come una porta dimensionale che ti catapulta in un sogno a occhi aperti fatto di felicità. È per questo motivo che molti artisti, scrittori, registi, musicisti, si sono ispirati al nostro lavoro per le loro opere».

Non mancano – infine – varie citazioni: applausi vivissimi agli autori per l’apparizione sulle piste del circo di due “acrobati” ben noti ai lettori di fumetti, tali Matthew e Dick, alias… Devil e Robin! Ma anche di un terzo artista, un esperto di savate che ai marvelliani più agée ricorderà subito Batroc, storico nemico di Capitan America.

(Antonio Marangi)

Nuvolette infernali

Marcello Toninelli, Dante La Divina Commedia a fumetti, Shockdom
Marcello Toninelli, Dante La Divina Commedia a fumetti, Shockdom

I cultori della letteratura classica valutano – giustamente – il Poema dantesco con i superlativi più assoluti. Ma nella maggior parte dei casi, al nome Divina Commedia cosa viene in mente? Incubi, interrogazioni, ore scolastiche formato incudine-su-zone-erogene, versi criptici da tenere a memoria… Qualcosa di positivo? Bisogna pensarci su. Certo, tutti d’accordo nel definirla uno dei massimi capolavori dell’umanità di tutti i tempi, ma subito dopo si aggiunge sempre un “però…”. Ecco la base di partenza del monumentale lavoro di Marcello Toninelli (o solo Marcello, come abitualmente si firma), giornalista, romanziere, scrittore, ma soprattutto fumettista, con un passato su Zagor, Dylan Dog, il Giornalino… «Non voglio mica farmi odiare per l’eternità dagli studenti di ogni scuola italiana!» dice il “suo” Dante quando gli viene chiesto se intende narrare la sua storia in poesia. Certo che no, anzi: «Lo farò a fumetti!». Ed è a fumetti che l’autore ripercorre tutta – proprio tutta! – la Divina Commedia, utilizzando l’antica, ma sempre meravigliosamente funzionale, formula della strip umoristica. Così, visto che i dannati dell’Inferno sono puniti secondo la severa legge del contrappasso, da autore ad autore, anche Marcello infligge la stessa pena all’Alighieri: hai approfondito i più reconditi anfratti dell’animo umano, hai trattato in perfetti endecasillabi in rima la più alta di tutte le scienze, quella teologica, hai rivisitato le vicende dei grandissimi della storia? E io riprendo il tutto con l’umorismo, con disegni spiritosi, con strisce a fumetti, proprio come quelle che per decenni sono state trattate come “roba da bambini”! Tiè! A pensarci bene, siamo certi che Dante stesso avrebbe apprezzato: in fondo, la sua non è una… Commedia? Divina finché vuoi (Boccaccio dixit), ma pur sempre Commedia! (Sì, sì, lo sappiamo: col termine “commedia” nel Medioevo non si intendeva un’opera umoristica, ma il gioco di parole era troppo appetitoso). Marcello fa tutto questo rispettando nei dettagli la trama e i personaggi del Poema, di cui anzi cita spesso e volentieri alcuni versi, senza scostamenti o licenze. Al massimo, inserisce qua e là riferimenti all’attualità di oggi, che rendono più gustosa la lettura. Inserimenti che talvolta riguardano personaggi dei fumetti o del cinema, originando così sequenze di metafumetto: Niccolò II degli Orsini riceve la visita di Yoghi e Bubu, l’omino Michelin si offre come… guida, in alternativa a Virgilio, il lupo di Gubbio ha le fattezze del disneyano Ezechiele (completo di porcellini), e poi ci sono Diabolik, i Ghostbusters, Robocop, Freddy Krueger, e perfino Sailor Moon e Gatto Silvestro! Il risultato è grandioso: centinaia di strisce umoristiche, dal disegno pulito ed essenziale, ma decisamente efficace, trovate riuscite (oddio, di quando in quando qualcuna è un po’ scontata, ma solo in modica quantità) e lettura scorrevole.

La parte più appetitosa è la prima, ovviamente: da sempre, per gli studenti, la parte “migliore” della Divina Commedia è l’Inferno, e la versione marcelliana non fa eccezione. Ed è ovvio che è l’inizio della lettura a colpire e sorprendere di più, tale è la leggerezza con cui Toninelli tratta le cupissime situazioni di Paolo e Francesca, di Ciacco Fiorentino, di Cavalcante Cavalcanti… Proseguendo nello scorrere le pagine, invece, l’effetto-sorpresa diminuisce un po’ e, forse, anche lo stesso autore si è “divertito” di meno trattando il Paradiso, pieno di temi e situazioni più difficili da rivedere umoristicamente. Eppure, state tranquilli: anche in cima all’Empireo troverete di che sorridere.

Durante gli anni, Toninelli ha lavorato e rivisto più volte il suo Dante: dopo la fugace apparizione sull’effimero Off-Side nel 1969, è stato ospite per anni sulle pagine del Giornalino, finché l’autore ha ben pensato di ripercorrere organicamente l’intero Poema (cosa non nuova per lui, che ha rivisitato con la stessa logica anche Odissea, Eneide, Gerusalemme liberata e Promessi Sposi!). L’opera che ne è risultata è stata pubblicata in varie forme editoriali da altri marchi fino a questo volume, con cui Shockdom la propone in un’unica soluzione e a colori. In appendice, c’è pure la biografia del Sommo Poeta, sempre in strip umoristiche. Se non l’avete mai letta, resterete sorpresi. Ma anche se la conoscete già, la Commedia di… Dante & Marcello è tale che sarete obbligati a rivedere i vostri ricordi scolastici. Perché come esorta Toninelli «Fatti non foste a legger comics bruti, ma per seguir storielle di valenza». Clap, clap, clap.

(Antonio Marangi)

Il secolo della libertà

Max Bunker, Paolo Piffarerio, Fouché, Mondadori Comics
Max Bunker, Paolo Piffarerio, Fouché, Mondadori Comics

La storia è ben nota, di quelle che si studiano a scuola a più riprese: siamo alla fine del Settecento, in Francia. La sfarzosissima reggia di Luigi XVI e della altezzosa consorte Maria Antonietta stride violentemente con la miserabile condizione delle masse popolari, ridotte alla fame. Ma sono anche – e soprattutto per lo sviluppo degli eventi – i privilegi feudali di cui godono nobiltà e clero a urtare la suscettibilità della classe emergente, la nuova borghesia, ormai depositaria della ricchezza “vera” nel regno. Una situazione esplosiva comunque la si guardi, della quale solo i monarchi, assisi tra i marmi di Versailles, non sembrano rendersi conto. Almeno finché non sarà troppo tardi e scoppierà la Rivoluzione Francese… Dalla convocazione degli Stati Generali al rapido degenerare della situazione, dall’emergere di figure nuove – quali Robespierre, Danton, Lafayette, Talleyrand, Madame de Staël… – in luogo di quelle tradizionali, dalla presa della Bastiglia fino alla nascita della nuova bandiera: con Fouché, un uomo nella Rivoluzione, Max Bunker (o Luciano Secchi se preferite) ripercorre per filo e per segno la vicenda storica, con largo utilizzo di documenti dell’epoca (alcuni dei quali riprodotti in intermezzi del volume) e un accurato lavoro di ricerca. È una pura presentazione dei fatti, senza opinioni o interpretazioni, praticamente un libro di storia, dalla lettura intrigante e godibile. Bunker affida il ruolo di osservatore esterno e di commentatore dei fatti a Fouché, figura marginale nell’ambito della Rivoluzione Francese, e qui protagonista del titolo dell’opera: un frate degli Oratoriani di Gesù, studioso, scienziato, di grande cultura, che osserva freddo e distaccato i fatti, elaborandoli e commentandoli con i suoi vari interlocutori.

Gli spettacolari disegni sono di Paolo Piffarerio, maestro recentemente scomparso: in molti ritengono Fouché il suo capolavoro grafico, per quanto l’artista – dai Promessi Sposi a La maschera di Ferro – abbia proprio nei graphic novel di genere storico e di costume la sua specialità (anche se poi la sua fama è dovuta ad Alan Ford, ma non divaghiamo…). La cura del dettaglio, la ricostruzione dei costumi, degli arredi, delle armi, le scene d’insieme con le folle nelle piazze: le tavole di Piffarerio riempiono gli occhi, con una eccellente scelta delle inquadrature e con un colore tenue, anticato, mai aggressivo, perfetto alla bisogna. Eppure, tempo fa, quando avemmo la grande fortuna di incontrare Paolo Piffarerio per un’intervista (Sbam! nr. 9), a proposito di Fouché, l’artista volle prima di tutto riconoscere i meriti di Max Bunker nella resa del lavoro: «Quella di Fouché è una signora sceneggiatura», ci disse, «curata e documentata: Max Bunker era andato in Francia per cercare i testi originali dei discorsi di Robespierre e riportarli fedelmente nel suo testo».

Fouché, un uomo nella rivoluzione è meritoriamente riproposto da Mondadori Comics in volume cartonato nella serie Historica, collana dedicata appunto ai fumetti di genere storico. Dallo scorso settembre è disponibile in fumetteria e libreria. Applausi.

(Antonio Marangi)

Uccidi il padre e la madre

Ed Brisson, Johnnie Christmas, Shelterd (volume 1), saldaPress
Ed Brisson, Johnnie Christmas, Shelterd (volume 1), saldaPress

Ancora una volta, e con immenso piacere, lascio questo spazio all’amico Antonio Marangi, grande esperto di letteratura disegnata nonché creatore e “vivacissimo primo motore” della rivista digitale a fumetti e sui fumetti Sbam! Comics (è scaricabile gratuitamente; nel caso foste interessati a dargli un’occhiata, la trovate qui. Esiste anche un gruppo su Facebook, questo l’indirizzo). A questo punto non mi resta altro da fare che augurare buona lettura a tutti voi; spero che la recensione di Antonio vi incuriosisca e vi piaccia quanto ha incuriosito ed è piaciuta a me. 

Stati Uniti. I segnali sono inequivocabili: sta per succedere qualcosa di grosso. L’umanità è sull’orlo della catastrofe. Un terribile inverno vulcanico annienterà il Nord America, e poi oltre, di eruzione in eruzione. Lungi dal farsi prendere dal panico, le famiglie della comunità di Safe Haven (nome evidentemente di buon augurio) si organizzano per affrontare il peggio: scavano bunker, raccolgono provviste, preparano scorte di energia. Sono ormai in grado di resistere anche nelle condizioni più estreme per almeno un anno e mezzo… Tutto è pronto, in un’atmosfera irreale, nell’attesa di un pericolo che non arriva ma che si sa essere incombente, un Deserto dei Tartari moderno e inquietante… A differenza però del tenente Drogo di buzzatiana memoria, che chiude la sua vicenda senza mai vedere davvero il nemico che si cela tra le dune, qui il pericolo si materializza ben presto, inatteso e spietato, e proprio per questo ancora più terribile… Il cinico ragionamento del giovane Lukas è basato sulla pura matematica: se abbiamo provviste e riserve per un anno e mezzo, dimezzando le bocche da sfamare ne avremo invece per tre anni. E come raggiungere lo scopo? Semplice: sterminando i più anziani, a cominciare dai propri genitori! Così, è lo stupore, molto più che il dolore o la disperazione, quello che compare negli occhi del padre dello stesso Lukas, ferito e inginocchiato ai suoi piedi, vedendo il figlio puntargli la pistola alla fronte. «Mi dispiace, papà», poi lo sparo. Nient’altro. E l’incredibile si somma all’incredibile quando il lettore si rende conto che tutti gli altri ragazzi della comunità seguono ciecamente Lukas, contro il cui carisma non riescono a ribellarsi: lo ha detto Lukas, Lukas sa quello che fa, Lukas ha ragione. Sempre, anche quando il “capo” dà loro le istruzioni su come bruciare meglio i cadaveri sulla pira. Non una pira funebre: pura “pulizia”. Solo due ragazze vedono l’orrore e lo comprendono in pieno: Victoria e Hailey…

Una premessa del genere autorizza a ben sperare per il seguito di questa saga, scritta da Ed Brisson e Johnnie Christmas per Image Comics e portata in Italia da saldaPress. Una saga pre-apocalittica che farà la gioia dei tanti cultori del genere catastrofico, anche se qui la catastrofe non è quella che gli abitanti di Safe Haven attendevano. I temi affrontati sono tanti, dal rapporto genitori/figli (non è stato proprio l’incredibile stato di apprensione in cui questi ragazzi sono cresciuti a far maturare loro in testa un piano del genere?), fino al rapporto con la natura (il vulcano che sta per esplodere), ai contrasti sociali che inevitabilmente esplodono quando ci trova ad affrontare situazione estreme, e, non ultima, alla riflessione politica (perché la figura di Lukas è a tutti gli effetti quella di un dittatore). Il disegno è affidato allo stesso co-autore Johnnie Christmas, che riesce a rendere molto bene le inquiete (e inquietanti) atmosfere della storia pur non indugiando in dettagli, aiutato in questo dal colore di Shari Chankhamma, forse un po’ troppo algido nelle ombreggiature elettroniche ma nel complesso di sicura efficacia. Come ormai è noto, da questo coinvolgentre fumetto sarà tratto molto presto un film, prodotto da Circle of Confusion (gli stessi che curano la serie tv di culto The Walking Dead) per la regia di Jesse Peyronel.

(Antonio Marangi)

Tra fumetto e romanzo

Stefano Babini, Non è stato un pic nic!, Dada
Stefano Babini, Non è stato un pic nic!, Dada

È certamente un fumetto. Ma è anche un romanzo. È sicuramente autobiografico. Ma c’è pure parecchia fantasia. Ed è strapieno di citazioni. Scritte e disegnate. Un divertimento nel divertimento è andarle a cercare e identificarle tutte. Insomma, come possiamo classificare questo lavoro di Stefano Babini, grandissima matita del panorama della Nona Arte italiana, proposto a fine 2014 da Dada in seconda edizione (la prima era un bel cartonato del 2009, a tiratura limitata)? Semplice: è un fumanzo, come da simpatica definizione del suo stesso autore. Un fumanzo che –  con pagine a fumetti alternate a testi in narrativa – racconta un periodo della vita dello stesso Babini, un periodo durante il quale egli pensò bene di innamorarsi perdutamente di una insegnante di grafica pubblicitaria incontrata nella scuola dove teneva corsi di fumetto. Così «nonostante avessi stragiurato a me stesso di non ricaderci più, mi ritrovai nuovamente impigliato ad una sottana», racconta. Così impigliato da perdere la trebisonda, da rinunciare a una importante commessa ricevuta da un grosso editore francese, da lasciarsi scappare altre love-stories… Sulla base di questa trama si innesta un’ampia serie di riferimenti a fatti, persone e personaggi, come in uno zibaldone leopardiano: la sensazione, infatti, è proprio quella di leggere un diario ricchissimo e disordinato, scritto in momenti e in modalità diverse. E non c’è da stupirsene, visto che in effetti è proprio così che è nato il libro, almeno stando a quanto ha raccontato in più occasioni lo stesso Babini… Ecco perché pagina dopo pagina si possono trovare indiani meravigliosamente prattiani (è risaputo che Babini è stato tra i migliori allievi del maestro veneziano), ma anche il povero pirata Pantani, protagonista di un progetto a fumetti mai portato a termine; e ancora Marlon Brando, che nei panni del Padrino parla al protagonista in siciliano. E non è finita, perché compaiono anche Serpico, Kit Carson (quello stile Albertarelli) e l’indimenticabile tenente Colombo. E per non scontentare nessuno, ecco che all’appello si aggiungono Diabolik e Blueberry. Insieme a tantissimi altri ancora. Alla fine, ovviamente, c’è anche lui, il grande Hugo Pratt in persona, cui il protagonista si rivolge per chiedere consiglio su come concludere il suo libro… Come dire, non si sa mai cosa aspettarsi via via che si procede in questa gustosissima esplorazione.

La lettura è briosa e divertente. Il disegno… beh, è quello di Babini, uno che ha alle spalle la scuola di Pratt e poi Diabolik, il Grifo, le gallerie d’arte, Vanity Fair, il Romics d’Oro 2014… Di lui, l’editore Egisto Quinti Seriacopi ha detto che è l’unico che riesce a rifare Pratt senza farlo uguale. E di questo libro,Vincenzo Mollica ha scritto, nella prefazione, che si tratta di «un’opera riuscita di buona letteratura disegnata», di un volume «pronto per diventare un film o addirittura un nuovo fumetto visto che le parti scritte aspettano solo di essere disegnate».

Se ancora non vi basta…

(Antonio Marangi)

Nel girone infernale dei buoni

 

Autori vari, Geppo, il buon diavolo, Lineachiara
Autori vari, Geppo, il buon diavolo, Lineachiara

Eccolo finalmente! Dopo gli annunci della scorsa estate e le anticipazioni di Leo Ortolani eccolo nelle nostre mani, il volume della collana Lineachiara edito da RW Edizioni, il primo – nelle intenzioni dell’editore – di una serie dedicata ai grandi personaggi umoristici italiani. Serie che non poteva cominciare meglio di così, visto che il volume è dedicato a Geppo, il leggendario diavolo buono di bianconiana memoria.
Con la fine dell’era Bianconi – l’editore che tra gli anni Cinquanta e Ottanta riempì le edicole con albi per ragazzi che hanno segnato i ricordi di almeno tre generazioni: da Geppo appunto a Braccio di Ferro, da Chico a Felix, da Nonna Abelarda a Provolino… – , il diavolo buono è scomparso dalle edicole e da lì in poi lo si è potuto reperire solo in qualche edizione libraria (come questa, molto recente, di Sandro Dossi a cura di Andrea Leggeri, o il bellissimo volume Una vita d’inferno edito da IF nel 2002), oltre che naturalmente sulle bancarelle di antiquariato. Ma rispetto ai precedenti questo volume non vuole semplicemente proporre una selezione di avventure del personaggio: è un vero e proprio “libro di storia”, che passa in rassegna tutti gli autori che hanno prestato i loro pennelli a parodiare l’inferno dantesco, arricchito da schede di presentazione curate da Luca Boschi.

Si parte dalle origini più remote del personaggio: dapprima uno strampalato demonietto chiamato Gep che irrompe in una storia di Robin Hood del grande Luciano Bottaro (eravamo nel 1950), poi un personaggio che più si avvicina a quello che tutti conosciamo, realizzato da Giulio Chierchini nel 1954 e chiaramente influenzato dal coevo – meraviglioso – Inferno di Topolino di Angelo Bioletto, come anche dal tratto del mitico Jacovitti. Ma la prima storia che vedrà Geppo protagonista assoluto è Vita nuova all’inferno di Giovan Battista Carpi, riportata sul volume: un Geppo che si avvicina ulteriormente a quello “moderno”, ma ancora non ben definito, nell’aspetto come nel carattere. Saranno gli autori seguenti a portarlo gradualmente alla sua versione definitiva: Luciano Gatto – disegnatore che poi ha legato il suo nome a migliaia di produzioni Disney (come ci ha raccontato lui stesso qui) -, Pierluigi Sangalli – autore bianconiano dalla sterminata produzione su molteplici personaggi -, Alberico Motta – disegnatore ma soprattutto autore dei testi di centinaia di avventure per Bianconi e non solo -, e soprattutto Sandro Dossi, la cui matita ha condotto Geppo ai giorni nostri attraverso trent’anni di pagine, precisandone l’aspetto e il carattere definitivo e ben conosciuto da chiunque sia stato ragazzino dalla fine degli anni Sessanta in poi. E non solo di Geppo, ma anche di tutti i personaggi di contorno, da sua maestà Satana a Belzebù (l’esatto opposto di Geppo: è il diavolo cattivissimo per antonomasia), dal gattaccio Caligola a Salvatore il serpente tentatore, da Cerbero, il cane a tre teste, alla dolce Fiammetta, figlia di Satana e amata da Geppo, unica femminuccia “fissa” della saga. Motta e Dossi sono gli autori della storia più interessante del volume, Adamo ed Eva, rivisitazione del brano della Genesi del Peccato Originale (!) in chiave geppesca, mentre Fiammetta è raffigurata da Leo Ortolani sulla cover variant del volume. 

In chiusura, consentitemi una nota personale: questa per me è una recensione difficilissima da scrivere. Non riuscirò mai a guardare “freddamente” una storia, una vignetta, una qualsiasi cosa pur minima che riguardi Geppo. È come se pretendessi di parlare asetticamente di un fratello o di un amico fondamentale. Il diavoletto in corna, alucce da pipistrello (davvero troppo piccole per sorreggere in volo la sua rotondità!) e cravattino, è uno dei miei più cari ricordi d’infanzia: comprare un albo di Geppo era sempre una grande gioia, ricevere in premio per qualche evento scolastico il Super Geppo – più grosso, con più pagine – era l’apoteosi. All’epoca non percepivo l’incredibile “crudezza” di tante immagini, con i dannati urlanti nella pece bollente, frustati dai diavoli, arsi tra le fiamme… Scene tragiche, ma rese con una leggerezza incredibile, tali da poter essere appunto apprezzate da un bambino. Bambino che infatti si divertiva a leggerlo. Ancor meno percepivo la direttissima satira politica di alcune storie: memorabile per esempio Il petrolio del sultano, storia in cui Satana si trova ad avere a che fare con la crisi energetica e non ha più petrolio per alimentare il fuoco eterno! Tutti fattori che rendono molte delle “storielle” di Geppo – e il discorso può essere esteso a molti altri dei personaggi editi da Bianconi – dei veri capolavori, dalle molteplici chiavi di lettura e dall’indiscutibile attualità. Ben vengano volumi come questo, che rendono giustizia a un’epoca intera della Nona Arte.  

(Antonio Marangi)