Il piatto del potere

Recensione di “Il Paese dell’alcol” di Mo Yan

Mo Yan, Il Paese dell’alcol, Einaudi

“Cari studenti, non so se avete riflettuto sul fatto che a seguito del rapido sviluppo indotto dalle quattro modernizzazioni e del continuo aumento del tenore di vita della popolazione non si mangia più semplicemente per nutrirsi: il cibo è diventato un piacere estetico. Perciò, la cucina non è più una semplice tecnica, ma una vera e propria arte. Un capocuoco deve avere gesti più precisi e abili di un chirurgo, deve possedere un senso del colore superiore a quello di un pittore, un odorato più fino di quello di un cane poliziotto e una lingua più sensibile di quella di un serpente. Il cuoco è la sintesi di tante discipline. Contemporaneamente, il palato dei buongustai si fa sempre più raffinato, hanno gusti sofisticati, apprezzano le novità e detestano le cose vecchie, sono estremamente volubili: insomma è sempre più difficile soddisfarli. Dobbiamo quindi fare grandi sforzi per inventare cose nuove che siano all’altezza delle loro esigenze. E questo è essenziale non solo per la prosperità e la gloria della municipalità di Jiuguo, ma anche per il successo personale di ciascuno di voi. Prima di passare alla lezione di oggi voglio presentarvi una pietanza particolarmente prelibata”. La sostenuta eleganza del discorso accademico bagnata in un’ironia sottile e feroce; questi gli “espedienti letterari” indiretti per mezzo dei quali Mo Yan, uno dei massimi scrittori viventi, affronta nel suo romanzo intitolato Il Paese dell’alcol l’atroce tabù del cannibalismo, la più folle, assoluta perversione di tutto ciò che più dirsi umano, e che tra queste pagine raggiunge il suo livello più alto e tragico, perché ciò che viene servito ai potenti e alle persone più eminenti che si accomodano ai tavoli dei migliori ristoranti di Jiuguo, territorio divenuto ricco grazie alla distillazione di numerosissimi liquori, non è semplicemente carne umana, ma carne di bambino. Continua a leggere Il piatto del potere