Il gioco del mondo. E delle lettere

Recensione di “Rayuela” di Julio Cortázar

Julio Cortázar, Rayuela – Il gioco del mondo, Einaudi

“A modo suo questo libro è molti libri, ma soprattutto è due libri. Il primo, lo si legge come abitualmente si leggono i libri, e finisce con il capitolo 56 e alla pagina dove tre evidentissimi asterischi equivalgono alla parola Fine. Conseguentemente il lettore potrà prescindere senza rimorsi di coscienza da quel che segue. Il secondo, lo si legge cominciando dal capitolo 73 e seguendo l’ordine indicato a piè pagina d’ogni capitolo”. Al principio del suo romanzo più noto e discusso, Rayuela – Il gioco del mondo, Julio Cortázar offre al lettore qualcosa di simile a una bussola, uno strumento utile a orientarsi nel labirinto delle sue pagine, suggerendogli nel medesimo tempo di ignorare entrambe le alternative proposte e di procedere secondo un estro personalissimo, lasciandosi trascinare da un’intuizione, per esempio, oppure abbandonandosi al caso, a una lettura che abbia come unico criterio il più assoluto disordine, che sia essenzialmente arbitrio. Soltanto in questo modo, infatti, Rayuela, che “è molti libri, ma soprattutto è due libri”, può essere letto (ed esplorato, scoperto, reinventato persino); soltanto in questo modo, con Rayuela – che nel suo essere romanzo, nel suo narrare, nel suo avanzare sinuoso e ipnotico continuamente si sporge oltre il linguaggio, oltre sé, continuamente insegue quella realtà che riposa dentro il reale e che del reale è l’ombra, il sogno, il senso ultimo, o forse solo un senso, un possibile senso che aiuti a comprendere l’assenza di senso di ogni giorno, di ogni veglia, di ogni fatto, di tutto ciò che si può considerare oggetto di conoscenza – è possibile immedesimarsi, rivedersi nei suoi personaggi, sentire, nelle loro parole, la nostra voce. Continua a leggere Il gioco del mondo. E delle lettere

L’uomo, il capitano e l’altro da sé

Recensione di “Rayuela” di Julio Cortázar

Julio Cortazár, Rayuela – Il gioco del mondo, Einaudi

“A modo suo questo libro è molti libri, ma soprattutto è due libri. Il primo, lo si legge come abitualmente si leggono i libri, e finisce con il capitolo 56 e alla pagina dove tre evidentissimi asterischi equivalgono alla parola Fine. Conseguentemente il lettore potrà prescindere senza rimorsi di coscienza da quel che segue. Il secondo, lo si legge cominciando dal capitolo 73 e seguendo l’ordine indicato a piè pagina d’ogni capitolo”. Al principio del suo romanzo più noto e discusso, Rayuela – Il gioco del mondo, Julio Cortázar offre al lettore qualcosa di simile a una bussola, uno strumento utile a orientarsi nel labirinto delle sue pagine, suggerendogli nel medesimo tempo di ignorare entrambe le alternative proposte e di procedere secondo un estro personalissimo, lasciandosi trascinare da un’intuizione, per esempio, oppure abbandonandosi al caso, a una lettura che abbia come unico criterio il più assoluto disordine, che sia essenzialmente arbitrio. Soltanto in questo modo, infatti, Rayuela, che “è molti libri, ma soprattutto è due libri”, può essere letto (ed esplorato, scoperto, reinventato persino); soltanto in questo modo, con Rayuela – che nel suo essere romanzo, nel suo narrare, nel suo avanzare sinuoso e ipnotico continuamente si sporge oltre il linguaggio, oltre sé, continuamente insegue quella realtà che riposa dentro il reale e che del reale è l’ombra, il sogno, il senso ultimo, o forse solo un senso, un possibile senso che aiuti a comprendere l’assenza di senso di ogni giorno, di ogni veglia, di ogni fatto, di tutto ciò che si può considerare oggetto di conoscenza – è possibile immedesimarsi, rivedersi nei suoi personaggi, sentire, nelle loro parole, la nostra voce. Continua a leggere L’uomo, il capitano e l’altro da sé