Una letteraria partita a scacchi

Recensione di “Le relazioni pericolose” di P.A.F. Choderlos de Laclos

Pierre-Ambroise-François Choderlos de Laclos, Le relazioni pericolose, BUR

Il romanzo più crudele della storia della letteraturaQuesta l’impressione, fortissima, che lascia nel lettore Le relazioni pericolose, indimenticabile lavoro di P.A.F. (Pierre-Ambroise-François) Choderlos de Laclos, non uno scrittore di professione ma ben più modestamente – solo dal punto di vista letterario, s’intende – un militare, un ufficiale per essere più precisi. Spinto dall’imperante razionalismo illuminista, Chodelos de Laclos si avventura in un esperimento ardito: l’analisi scientifica di moventi e sentimenti umani. Alla stregua di un chirurgo in sala operatoria (o meglio, di un patologo al lavoro su un tavolo d’obitorio), l’autore squaderna davanti a sé, sezionandoli con impressionante freddezza, ansie, desideri di vendetta, cinici calcoli d’interesse e appassionati slanci amorosi. Quel che resta, al termine dell’operazione, non è che l’uomo nella sua squalida nudità, “animale” tra gli altri, materia ruvida, grezza, che, priva del belletto di studiati comportamenti e convenzioni imparate ad arte, ossatura del vivere sociale, sfarina tra le dita come sabbia. I tratti essenziali dell’uomo di Choderlos de Laclos non sono lo specchio deformato di quel che ognuno di noi è, sono esattamente quel che siamo, tanto nel mascheramento del vivere quotidiano quanto nei momenti in cui, da soli, guardiamo a noi stessi. Continua a leggere Una letteraria partita a scacchi

Il tempo dell’amore e dell’egoismo

Recensione di “La prigioniera” di Marcel Proust

Marcel Proust, La prigioniera, Mondadori

Il tempo, o per dir con più esattezza la differente misura del suo scorrere, il suo liquido, lentissimo allungarsi nelle ore della giornata, l’attimo presente che di continuo si scompone cristallizzandosi, invece di dissolversi, nelle vertiginose architetture della memoria, nei labirinti colmi d’emozione, saturi di sofferenza, del ricordo rivisitato senza sosta, modellato come cera, distrutto, ricostruito e nuovamente abbattuto, il momento che ancora ha da venire immaginato con desiderio febbrile, vestito di speranza, agghindato dal sogno, deturpato dalla paura, dal sospetto, dalla malvagità; è il tempo, con i suoi moti di rotazione e rivoluzione, a dare sostanza narrativa a La prigioniera, quinto volume della monumentale opera proustiana Alla ricerca del tempo perduto (Mondadori editore, traduzione di Giovanni Raboni, per le recensioni ai precedenti volumi potete cliccare qui), cupo e claustrofobico dramma amoroso che vede, come unici protagonisti della storia, in una Parigi quasi immaginata (a descriverla sono solo episodi passati, passeggiate sempre interrotte, scorci di strade e d’umanità osservate, più spesso addirittura spiate, dalle finestre di una camera da letto), l’autore narratore e la fidanzata Albertine, “fanciulla in fiore” dai molti segreti, sospettata di avere inclinazioni omosessuali, che Marcel, tormentato dalla gelosia al punto da invitare la ragazza a vivere a casa sua così da poterla controllare da vicino, da esercitare su di lei un dominio quasi assoluto, e soprattutto da celarla al resto del mondo e alle sue innumerevoli tentazioni, vorrebbe e allo stesso tempo non vorrebbe sposare. Continua a leggere Il tempo dell’amore e dell’egoismo