Il crollo e la luce

Recensione di “Tutto cambia” di Elizabeth Jane Howard

Elizabeth Jane Howard, Tutto cambia, Fazi Editore

La fragilità di un castello di carte, e il lento, inesorabile collasso di un corpo vinto dalla malattia. Il sorgere fulmineo di tempi nuovi, e il sipario che tristemente chiude una lunga stagione destinata all’oblio. Il mutare costante di un’organizzazione sociale e politica che sembra non riuscire più a dare punti di riferimento e l’affanno di chi, questa società, non riesce più a comprendere e non è in grado di affrontare. Giunta, con Tutto cambia, all’ultimo capitolo della sua meravigliosa saga (in questo blog trovate la recensione degli altri volumi: Gli anni della leggerezza quiIl tempo dellattesa quiConfusione qui; Allontanarsi qui), Elizabeth Jane Howard offre ai lettori un ritratto in chiaroscuro della dinastia Cazalet, che si apre con la scomparsa di una delle indiscusse protagoniste dell’intera vicenda: la Duchessa. E sarà proprio la morte, reale e simbolica, la principale chiave di lettura del romanzo. Ogni cosa, infatti, attorno alla famiglia Cazalet sembra appassire; lo stile di vita in primo luogo, con la sua rigida distinzione tra ricchi e poveri, e la dickensiana misericordia dei primi a piovere capricciosa sui secondi; e poi il sistema di valori del conservatorismo politico, scosso fin dalle fondamenta dall’emergere di istanze dal sapore quasi rivoluzionario; e ancora il mondo del lavoro, delle imprese e delle professioni, e il sistema creditizio che lo sostiene, sempre meno sensibile all’autorità anche morale dei rapporti consolidati, delle relazioni di lungo corso, della fedeltà alla parola data, alla promessa fatta, e sempre più attratto dall’impersonale, logica limpidezza del profitto, dalla inequivocabilità delle cifre, dalla verità incontrovertibile dei bilanci. Continua a leggere Il crollo e la luce

Le stanze dei rimpianti

Recensione di “Allontanarsi” di Elizabeth Jane Howard

Elizabeth Jane Howard, Allontanarsi, Fazi Editore

La fine della guerra è lo spalancarsi di un baratro che d’improvviso inghiotte tutto quanto il conflitto aveva lasciato in sospeso. L’Inghilterra, l’orgogliosa nazione capace di piegare la Germania hitleriana, è un Paese in ginocchio, che fatica a riprendersi, e malgrado abbia più di una ragione per gioire manca della forza necessaria per farlo. Ed è in questo Paese di cenere e silenzio che, quasi fossero spettri atterriti dalla prospettiva ormai inevitabile di tornare a incarnarsi, di ricominciare a essere quel che erano stati prima di questa lunga, tragica parentesi di morte e miseria, si muovono e agiscono gli uomini e le donne della famiglia Cazalet, protagonisti della saga scritta da Elizabet Jane Howard giunta, con Allontanarsi (pubblicato, come i precedenti tre libri, da Fazi Editore nella bella traduzione di Manuela Francescon), al quarto volume. Allo stesso tempo delicata e incisiva, la scrittura dell’autrice, più ancora che negli altri romanzi, si immerge nell’interiorità dei suoi personaggi, ne mette in luce le debolezze, le fragilità, e insieme ne sottolinea il coraggio; misura la nobiltà e il valore delle scelte dei singoli rapportandole al più generale contesto storico e sociale. Allontanarsi, splendida e malinconica riflessione sullo smarrimento esistenziale, sembra presentare in una luce completamente nuova caratteri che i lettori credevano ormai di conoscere; così, il rispetto del continuum narrativo e temporale si spezza nel ramificarsi della storia, impegnata a seguire le personali vicissitudini dei diversi componenti della famiglia, tutte giunte a un drammatico punto di rottura proprio a causa della conclusione del secondo conflitto mondiale. Continua a leggere Le stanze dei rimpianti

Amore e guerra

Recensione di “Confusione” di Elizabeth Jane Howard

Elizabeth Jane Howard, Confusione, Fazi Editore
Elizabeth Jane Howard, Confusione, Fazi Editore

A confondere, a ottundere menti e fiaccare corpi, è l’atrocità della guerra, con la sua infinita conta dei morti, con il tragico appello di nomi e cognomi di caduti tra i quali occhi in egual misura colmi di speranza e terrore cercano quelli dei propri congiunti, dei propri cari; a confondere sono il dolore e la sofferenza che, come fiori selvatici, sembrano crescere ovunque; a confondere è la vita, superba nel suo sovrano disprezzo per le esistenze dei singoli e così insopportabilmente fiera di apparire ingiusta, anzi di essere ingiusta. Ma a causare tremori e timori, a scuotere le anime, è anche l’amore, il mareggiare selvaggio, scomposto e irresistibile di sentimenti vissuti in uno stato prossimo all’incoscienza, in una leggerezza quasi di sogno che profuma d’infantile ribellione alla dittatura spietata del tempo che passa, dell’età adulta che prende con sé ogni cosa, delle responsabilità che impongono a ognuno di noi di diventare, una volta per tutte, ciò che non abbiamo mai desiderato essere.

Amore, dunque, come goffo antidoto al nero abisso della guerra e insieme come blando anestetico alla fatica di vivere; amore come risorsa e come illusione, come ultima spiaggia e infine come atto di resa; l’amore che di continuo si trasforma trasformando (anzi travolgendo) nel suo cammino tutto quel che incontra; l’amore, universale precipitato chimico che, come soffio divino, crea dal nulla, palpita in ogni pagina di Confusione di Elizabeth Jane Howard, terzo, meraviglioso capitolo della saga dei Cazalet (degli altri due volumi ho già scritto qui e qui).

Delineate in tutti i dettagli nelle opere precedenti le dinamiche della famiglia protagonista, in questo romanzo l’autrice si dedica a illuminare la contraddittoria intimità dei suoi personaggi; lungo il filo di un racconto quasi esclusivamente declinato al femminile (ma dove le poche figure maschili, a partire da quella di Archie, amico intimo della famiglia Cazalet al punto che ciascuno dei componenti finisce per farne il proprio confidente, risaltano per nobiltà, integrità e coraggio) e impreziosito da uno stile di scrittura di limpido splendore, ricco senza mai essere ridondante e in pari tempo essenziale eppure così straordinariamente evocativo da risultare esaltante, l’autrice narra “il tempo delle scelte” delle ragazze Cazalet, giovani che fino a un attimo prima non erano che bambine e ora invece sono donne, donne che scelgono la via del matrimonio, e poi dell’adulterio, oppure quella del sacrificio, del completo dono di sé all’altro, oppure ancora quella della fedeltà ostinata, dell’attaccamento a un’idea, a una convinzione, a un desiderio cui non è permesso affievolirsi, a una certezza cui non è consentito vacillare.

Donne come Louise, che va in sposa a Michael Hadleigh – rampollo di una famiglia molto in vista, uomo di successo la cui brillante facciata nasconde un figlio pavido, succube della madre, il cui smisurato amore per lui ha i contorni bui e inquietanti di un incesto mancato – e nei panni della invidiatissima e ammiratissima “miss Hadleigh”, cui non si chiede altro che di mettere al mondo figli e obbedire passivamente alla volontà dell’uomo che ha sposato, precipita in un abisso di infelicità che non credeva immaginabile; e donne come Nora, che da ragazzina voleva farsi suora e ora, da infermiera, si innamora, fino a decidere di unirsi a lui in matrimonio, di un soldato tornato dal fronte paralizzato e mutilato di entrambe le braccia.

E ancora donne come le cugine Polly e Clary, che vivono quella che dovrebbe essere la loro età dell’oro senza sapere bene che fare di quegli anni così preziosi, incapaci di ricordare come fossero le cose prima della guerra e troppo spaventate per provare a figurarsi come saranno quando e se la guerra, nel cui arido grembo vivono segregate, avrà finalmente fine, con Polly alle prese con il suo scomodo innamoramento per Archie e Clary intenta a tenere aggiornato il proprio diario per poterlo dare da leggere a suo padre Rupert, disperso in Francia ormai da troppi anni e da tutto il resto della famiglia considerato morto.

E accanto a loro donne che mogli e madri lo sono già da tempo ma non per questo sono meno fragili, meno confuse; donne come Zoë, moglie di Rupert,“vedova non vedova” che si accende di passione per un ufficiale americano di origine ebraica il cui equilibrio verrà sconvolto dalla scoperta dei campi di concentramento e dalle dimensioni dello sterminio del suo popolo organizzato e messo in atto dall’esercito hitleriano; e donne come Rachel, il cui amore per la musicista Sid, immancabilmente sacrificato ai doveri che lei ritiene di avere verso gli altri componenti della famiglia Cazalet, affoga nella purezza, nella verità e nel silenzio.

Per quanto inevitabilmente interlocutorio, Confusione è un romanzo che si legge d’un fiato, un racconto travolgente e magnifico; Elizabeth Jane Howard dona verità e autenticità a ogni personaggio, riflette sulla complessità della vita con semplicità, profondità e rara intelligenza, restituendola al lettore senza indulgenza ma anche, ed è questo quel che più importa, senza alcun gratuito pregiudizio.

Eccovi l’incipit. La traduzione, per Fazi Editore, è di Manuela Francescon. Buona lettura.

La stanza era chiusa da una settimana. La finestra esposta a sud, sul giardino, era coperta da una tenda avvolgibile di calicò. Una luce tenue color pergamena illuminava l’aria fredda e viziata. Si avvicinò alla finestra e tirò il cordino; la tenda si avvolse di scatto.