Ciò che eravamo

Recensione di “Il dio di Roserio” di Giovanni Testori

Giovanni Testori, Il dio di Roserio, Mondadori

La Milano che Giovanni Testori racconta nel suo bellissimo romanzo Il dio di Roserio (Mondadori) è un luogo dimenticato. Un teatro di posa allo stesso tempo anonimo e familiare dove si muovono uomini e donne dai volti esausti di fatica, con gli occhi limpidi colmi di risolutezza; le loro emozioni hanno una sorta di primitiva purezza e fremono nei gesti e nelle parole come i corpi degli amanti avvinghiati nelle incolte distese di verde delle periferie; la loro umanità è sincera, tanto nella nobiltà del sacrificio quanto nella spirale del vizio. Testori è il custode di un tempo smarrito, di una memoria comune. Colleziona istantanee in bianco e nero nelle quali siamo tutti ritratti; i contorni dei palazzi, sfumati sullo sfondo di una foto, sono quelli in cui sono cresciuti i nostri nonni e i nostri padri; gli abiti grossolanamente tagliati addosso alle donne e le tute da lavoro dei loro mariti dormono nelle cassapanche e nei bauli stipati in soffitta o in cantina; le strade, che paiono troncate d’improvviso dal limitare estremo della città, dai solitari capolinea dei tram, proseguono cieche, ostinate, come se inseguissero una promessa, un futuro, come se indovinassero nuovi quartieri, nuove zone e piazze, slarghi, viali. Continua a leggere Ciò che eravamo

La morte e le storie di ieri

Recensione di “Perché Yellow non correrà” di Hans Tuzzi

Hans Tuzzi, Perché Yellow non correrà, Bollati Boringhieri

“La presenza, tra i personaggi, di una figura storica come Rodolfo Siviero intende costituire un modesto omaggio a uno di quegli Italiani, né furono pochi dall’Unità a oggi, che hanno rappresentato la nazione meglio di quanto essa meriti. Tutte le frase attribuitegli […] sono tratte più o meno fedelmente dai suoi scritti, e in particolare da L’Arte e il Nazismo (Cantini, Firenze, 1984), senza comunque mai tradirne il senso. E altrettanto si dica per Pio Bruni, prodotto d’una classe di gentiluomini della quale s’è ormai perso lo stampo. Per il resto, come si usa dire, ogni riferimento a fatti e persone reali è puramente casuale”. Al di là dell’intreccio giallo che definisce Perché Yellow non correrà di Hans Tuzzi sono queste parole dell’autore a mettere l’accento su quel che il romanzo è davvero, sui temi che affronta e le prese di posizione che assume, sull’agrodolce ritratto di Milano (teatro degli avvenimenti narrati) offerto dalle sue pagine, città dipinta in chiaroscuro, con una sorta di angoscioso affetto, città accarezzata nelle sue contradditorie fragilità, fotografata nella sua goffa innocenza (siamo nel 1980) e nel turgore malato delle sue molte colpe, delle sue infedeltà, della sua forsennata corsa alla ricchezza, al benessere, immaginata con lucidità impressionante nel suo domani di travolgente modernità, ingioiellata di superfluo e spogliata di ogni residuo d’identità, dell’ultima ombra di dignità. Continua a leggere La morte e le storie di ieri