Uccidi il padre e la madre

Ed Brisson, Johnnie Christmas, Shelterd (volume 1), saldaPress
Ed Brisson, Johnnie Christmas, Shelterd (volume 1), saldaPress

Ancora una volta, e con immenso piacere, lascio questo spazio all’amico Antonio Marangi, grande esperto di letteratura disegnata nonché creatore e “vivacissimo primo motore” della rivista digitale a fumetti e sui fumetti Sbam! Comics (è scaricabile gratuitamente; nel caso foste interessati a dargli un’occhiata, la trovate qui. Esiste anche un gruppo su Facebook, questo l’indirizzo). A questo punto non mi resta altro da fare che augurare buona lettura a tutti voi; spero che la recensione di Antonio vi incuriosisca e vi piaccia quanto ha incuriosito ed è piaciuta a me. 

Stati Uniti. I segnali sono inequivocabili: sta per succedere qualcosa di grosso. L’umanità è sull’orlo della catastrofe. Un terribile inverno vulcanico annienterà il Nord America, e poi oltre, di eruzione in eruzione. Lungi dal farsi prendere dal panico, le famiglie della comunità di Safe Haven (nome evidentemente di buon augurio) si organizzano per affrontare il peggio: scavano bunker, raccolgono provviste, preparano scorte di energia. Sono ormai in grado di resistere anche nelle condizioni più estreme per almeno un anno e mezzo… Tutto è pronto, in un’atmosfera irreale, nell’attesa di un pericolo che non arriva ma che si sa essere incombente, un Deserto dei Tartari moderno e inquietante… A differenza però del tenente Drogo di buzzatiana memoria, che chiude la sua vicenda senza mai vedere davvero il nemico che si cela tra le dune, qui il pericolo si materializza ben presto, inatteso e spietato, e proprio per questo ancora più terribile… Il cinico ragionamento del giovane Lukas è basato sulla pura matematica: se abbiamo provviste e riserve per un anno e mezzo, dimezzando le bocche da sfamare ne avremo invece per tre anni. E come raggiungere lo scopo? Semplice: sterminando i più anziani, a cominciare dai propri genitori! Così, è lo stupore, molto più che il dolore o la disperazione, quello che compare negli occhi del padre dello stesso Lukas, ferito e inginocchiato ai suoi piedi, vedendo il figlio puntargli la pistola alla fronte. «Mi dispiace, papà», poi lo sparo. Nient’altro. E l’incredibile si somma all’incredibile quando il lettore si rende conto che tutti gli altri ragazzi della comunità seguono ciecamente Lukas, contro il cui carisma non riescono a ribellarsi: lo ha detto Lukas, Lukas sa quello che fa, Lukas ha ragione. Sempre, anche quando il “capo” dà loro le istruzioni su come bruciare meglio i cadaveri sulla pira. Non una pira funebre: pura “pulizia”. Solo due ragazze vedono l’orrore e lo comprendono in pieno: Victoria e Hailey…

Una premessa del genere autorizza a ben sperare per il seguito di questa saga, scritta da Ed Brisson e Johnnie Christmas per Image Comics e portata in Italia da saldaPress. Una saga pre-apocalittica che farà la gioia dei tanti cultori del genere catastrofico, anche se qui la catastrofe non è quella che gli abitanti di Safe Haven attendevano. I temi affrontati sono tanti, dal rapporto genitori/figli (non è stato proprio l’incredibile stato di apprensione in cui questi ragazzi sono cresciuti a far maturare loro in testa un piano del genere?), fino al rapporto con la natura (il vulcano che sta per esplodere), ai contrasti sociali che inevitabilmente esplodono quando ci trova ad affrontare situazione estreme, e, non ultima, alla riflessione politica (perché la figura di Lukas è a tutti gli effetti quella di un dittatore). Il disegno è affidato allo stesso co-autore Johnnie Christmas, che riesce a rendere molto bene le inquiete (e inquietanti) atmosfere della storia pur non indugiando in dettagli, aiutato in questo dal colore di Shari Chankhamma, forse un po’ troppo algido nelle ombreggiature elettroniche ma nel complesso di sicura efficacia. Come ormai è noto, da questo coinvolgentre fumetto sarà tratto molto presto un film, prodotto da Circle of Confusion (gli stessi che curano la serie tv di culto The Walking Dead) per la regia di Jesse Peyronel.

(Antonio Marangi)

Pubblicato da

ilconsigliereletterario

Non c'è molto da dire, in realtà, se non che sopra ogni altra cosa amo leggere e scrivere. Ben più di quel che potrei dire di me lo dicono (peraltro decisamente meglio) i libri che ho letto, e di cui parlo nel blog. E qualche altra cosa la aggiungono i libri che ho scritto. Il mio primo romanzo, Quella solitudine immensa d’amarti solo io (Priamo/Meligrana 2013) è andato di recente in ristampa; il secondo, La logica del mammifero (storia di una madre) (Prospero Editore), è uscito il 2 dicembre 2016. Il terzo romanzo, intitolato Ripaferdine (storie di cortile), è uscito a ottobre 2017 per i tipi di Giraldi Editore. Il quarto è concluso ed è in lettura… e il quinto sta muovendo i primi passi. E oltre a questi lavori ci sono i racconti: William Shakespeare, il texano, pubblicato nella collana Coup de foudre di Aulino Editore, e il volume antologico On the Radio (Morellini Editore), cui partecipo con una storia intitolata La radio all’improvviso. Nel caso da queste parti passasse qualche addetto ai lavori in cerca di buone storie da pubblicare, o meglio ancora di un appassionato cultore di libri con il quale lavorare, lo invito a farsi avanti; mi sento di assicurargli che non se ne pentirà.

6 pensieri su “Uccidi il padre e la madre”

  1. In un film sui Lapponi i vecchi vengono lasciati a muorire quando non riescono più a seguire la tribù che avanza nella tempesta di neve.
    Spesso mi balena nella mente qualcosa del genere, dopo aver visto come mia moglie che ha sprecato anni ad assistere la mamma malata che oltretutto si lamentava di essere trattata male.
    Insomma, al momento opportuno, ritenendomi troppo vecchio e malato, vorrei essere in grado di effettuare una spece di auto eutonasia, partendo zaino in spalla verso la montagna più vicina in attesa della dolce morte, evitando di cosringere i miei cari a sacrificarsi per me

    Mi piace

    1. Ciao Nino, la tua riflessione tocca un tema assai delicato, cui mi è capitato di pensare spesso per quanto ancora non possa dirmi vecchio. Non ho alcuna certezza in merito, ma condivido con te l’ansia di non essere di troppo, di non pesare sulle persone che amo. Credo che ognuno di noi abbia pieno diritto di decidere della propria vita, ma non va dimenticato che ogni scelta che ci riguarda in realtà non tocca soltanto noi; viviamo tra affetti, circondati da persone che abbiamo il dovere di tenere in considerazione. E qui mi fermo.
      Grazie della tua costante presenza.

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.