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Il grande Bagonghi

Recensione di “Il Piccolo Re” di Andrea Campanella e Sonia Aloi

Andrea Campanella, Sonia Aloi, Il Piccolo Re, Tunuè
Andrea Campanella, Sonia Aloi, Il Piccolo Re, Tunuè

Avete presente Little Nemo? Il proto-eroe del Fumetto, il bambino che ogni sera, agli inizi del Novecento, sulle meravigliose tavole liberty di Winsor McCay, si addormentava nel suo lettino per vivere meravigliose avventure nel mondo dei suoi sogni? Ecco, proprio lui. Anche Giuseppe Bignoli è piccolo, davvero piccolo, decisamente Little. Piccolo d’età – è l’ultimo di quattro fratellini – e piccolo di statura: Giusepìn, come lo chiamano tutti, è infatti un nano. Anche lui vive a inizio Novecento, ma ben lontano dagli States di Nemo: lui è di Galliate, nella campagna novarese, abita in una cascina con la sua famiglia, con i tempi scanditi dalla vita agreste.


Tutti lo prendono in giro, povero Giusepìn: i compagni di scuola sono spietati con chi ha un difetto fisico evidente come il suo. Ma lui non si scompone più di tanto: lui è sempre contento, ama leggere, sogna grandi avventure, lontane dal paesello. E di notte sogna ancora meglio, il suo letto comincia a volare e raggiunge la luna, con cui Giusepìn ama chiacchierare. Poi si sveglia, cade dal letto, come Little Nemo, ma resta contento e i suoi fratelli lo adorano. Ma non è tutto qui: il piccolo Giuseppe è un incredibile acrobata, riesce a fare cose che nessun altro sa fare, pare addirittura volare. Il suo papà è terrorizzato da queste evoluzioni, ma Giusepìn non può farne a meno: così si sente davvero libero e felice. Quando poi a Galliate arriva un circo, il ragazzo ne resta estasiato: ecco qual è la sua strada, ecco chi è davvero come lui…

Da qui comincia la grande storia (vera) di Giuseppe Bignoli, meglio noto al mondo come il grande Bagonghi, uno dei più incredibili artisti dell’arte circense di tutti i tempi. Andrea Campanella e Sonia Aloi ne hanno fatto una graphic novel tenera e divertente (cambiando il finale: nella realtà Bignoli è morto tragicamente nel 1939, annegato a 47 anni d’età), dalle molteplici chiavi di lettura: i lettori più giovani – cui la serie Tunuè dei Tipitondi è dedicata – potranno leggerla come una fiaba, tra gli animali e gli artisti del circo; i più grandi potranno facilmente scorgere anche i tanti approfondimenti storici e morali.

D’altra parte, «Il mondo del Circo è una sorta di “realtà parallela”», come scrive nell’introduzione al volume Livio Togni, erede di una grande dinastia di circensi. «Quando si entra sotto quel tendone tutto il resto lo si lascia alle spalle, è come una porta dimensionale che ti catapulta in un sogno a occhi aperti fatto di felicità. È per questo motivo che molti artisti, scrittori, registi, musicisti, si sono ispirati al nostro lavoro per le loro opere».

Non mancano – infine – varie citazioni: applausi vivissimi agli autori per l’apparizione sulle piste del circo di due “acrobati” ben noti ai lettori di fumetti, tali Matthew e Dick, alias… Devil e Robin! Ma anche di un terzo artista, un esperto di savate che ai marvelliani più agée ricorderà subito Batroc, storico nemico di Capitan America.

(Antonio Marangi)

 

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