Le stanze dei rimpianti

Recensione di “Allontanarsi” di Elizabeth Jane Howard

Elizabeth Jane Howard, Allontanarsi, Fazi Editore

La fine della guerra è lo spalancarsi di un baratro che d’improvviso inghiotte tutto quanto il conflitto aveva lasciato in sospeso. L’Inghilterra, l’orgogliosa nazione capace di piegare la Germania hitleriana, è un Paese in ginocchio, che fatica a riprendersi, e malgrado abbia più di una ragione per gioire manca della forza necessaria per farlo. Ed è in questo Paese di cenere e silenzio che, quasi fossero spettri atterriti dalla prospettiva ormai inevitabile di tornare a incarnarsi, di ricominciare a essere quel che erano stati prima di questa lunga, tragica parentesi di morte e miseria, si muovono e agiscono gli uomini e le donne della famiglia Cazalet, protagonisti della saga scritta da Elizabet Jane Howard giunta, con Allontanarsi (pubblicato, come i precedenti tre libri, da Fazi Editore nella bella traduzione di Manuela Francescon), al quarto volume. Allo stesso tempo delicata e incisiva, la scrittura dell’autrice, più ancora che negli altri romanzi, si immerge nell’interiorità dei suoi personaggi, ne mette in luce le debolezze, le fragilità, e insieme ne sottolinea il coraggio; misura la nobiltà e il valore delle scelte dei singoli rapportandole al più generale contesto storico e sociale. Allontanarsi, splendida e malinconica riflessione sullo smarrimento esistenziale, sembra presentare in una luce completamente nuova caratteri che i lettori credevano ormai di conoscere; così, il rispetto del continuum narrativo e temporale si spezza nel ramificarsi della storia, impegnata a seguire le personali vicissitudini dei diversi componenti della famiglia, tutte giunte a un drammatico punto di rottura proprio a causa della conclusione del secondo conflitto mondiale. Le stanze di Home Place, per lungo tempo fitte di parole e sguardi e corpi, d’improvviso rimangono nude e vuote, esposte al silenzio greve che ha preso il posto di tutti i problemi irrisolti, di ogni questione lasciata in sospeso, e a quella casa ciascuno guarda con dolente nostalgia come a una sorta di piccolo paradiso perduto. Di Home Place, e della sua vita fino a poco tempo prima serena e gaudente, si riempiono i pensieri di Edward, conscio ormai di non poter più continuare a condurre le vite parallele così disinvoltamente indossate fino al quel momento; stretto tra una moglie, Villy, che non ama più (e forse non ha mai amato, ma nei confronti della quale prova un sentimento indefinibile, qualcosa che sta a metà tra affetto e lealtà) e un’amante, Diana, che dopo anni di clandestinità desidera quel che tutte le donne desiderano, la legittimazione e il rispetto, egli sa di non poter più chiedere altro tempo, di non avere più la possibilità di differire, procrastinare, e dunque sceglie, illudendosi di aver ancora la situazione in pugno.

E orfani di Home Place e della sua fragile e calda quiete sono anche Zoe e Rupert, sopravvissuti alla guerra ma tormentati da segreti inconfessabili. Nell’educata finzione di un rapporto ritrovato (Rupert, disperso in Francia e da tutti creduto morto, eccezion fatta per sua figlia Clary, torna a casa alla fine del terzo volume e riabbraccia la moglie Zoe; ma come lei non trova il coraggio per raccontargli di aver amato, nel corso della sua lunga assenza, un militare ebreo, suicidatosi perché incapace di sopportare il peso delle atrocità subite dal suo popolo, di accettare la realtà dei milioni di morti causati dall’insensata volontà di sterminio nazista, lui non riesce a dirle d’aver stretto un fortissimo legame, ancora una volta d’amore, con la donna che gli ha salvato la vita nascondendolo nella sua fattoria per l’intera durata del conflitto e anche oltre) i due si sforzano di mettere alla prova quel che ancora sentono l’uno per l’altra, terrorizzati dalla prospettiva che ciò che è rimasto della loro unione possa non reggere il confronto con quel che sono stati capaci di provare quando erano distanti.

ferita: torna nel dolore e nelle umiliazioni di Louise, prigioniera di un matrimonio infelice che la rende incapace di essere moglie e madre; torna nelle riflessioni delle cugine Polly e Clary, che condividono un appartamento a Londra e cercano faticosamente la propria strada, divampa nel cuore e nella testa di Teddy, anch’egli finito nella rete di un matrimonio senza speranza, e riecheggia come un’eco infinita nel disordine di Christopher, che ai propri giorni ha sempre e solo chiesto la possibilità di fuggire da suo padre.

Nelle anime di tutti, il calore respirato a Home Place è un ricordo che rischia di svanire, o peggio di tramutarsi in illusione, oppure ancora di inaridire nell’idealizzata ricostruzione di un tempo dorato nel quale tutto era perfetto perché niente era reale. È un lento avvelenamento dello spirito quello cui la nuova difficile primavera che germoglia dalle macerie e dai traumi della Seconda Guerra Mondiale espone i Cazalet. Ma per quanto con alterne fortune e differenti gradi di lucidità, tutti sembrano capire tanto il pericolo che corrono quanto quale sia l’unica possibile misura da adottare per salvarsi: scegliere la sincerità, voltare le spalle alla paura, riconoscere i propri errori e perdonare le altrui cadute. Ammettere dunque di essere diventate, per lungo tempo, persone diverse da quel che si credeva di essere, o forse di essere state, per la prima volta, davvero se stesse. E chiedere di essere accettate, e amate, per ciò che si è; proprio ciò che riesce a fare Rachel, che a Home Place ha donato se stessa sacrificandosi per chiunque avesse bisogno e nel farlo ha dimenticato proprio colei cui è più legata, la musicista Sid, che a Rachel, senza mai chiedere nulla in cambio, ha consacrato ogni giorno della sua vita.

Allontanarsi è un romanzo meraviglioso, straordinariamente intenso e commovente, capace di rapire il lettore dalla prima all’ultima pagina. Un’ulteriore prova dell’immenso talento di Elizabeth Jane Howard che con questa saga familiare ha regalato a tutti un gioiello letterario purissimo, un mosaico prezioso, che non ci si stanca di contemplare.

Eccovi l’incipit. Buona lettura.

P.S. Nel caso in cui vi interessino le recensioni ai primi tre libri della saga, potere leggere quella a Gli anni della leggerezza qui, quella a Il tempo dell’attesa qui e quella a Confusione qui).

«Perciò ho pensato che se io restassi fino al prossimo autunno, lei avrebbe tutto il tempo di trovare una sostituta adeguata. Ci tengo a causare meno fastidio possibile». Nel silenzio che seguì, cercò e trovò nella manica del maglione un piccolo fazzoletto di pizzo bianco con cui si soffiò il naso in maniera discreta e poco efficace. L’allergia era un vero tormento in quel periodo dell’anno.

Pubblicato da

ilconsigliereletterario

Non c'è molto da dire, in realtà, se non che sopra ogni altra cosa amo leggere e scrivere. Ben più di quel che potrei dire di me lo dicono (peraltro decisamente meglio) i libri che ho letto, e di cui parlo nel blog. E qualche altra cosa la aggiungono i libri che ho scritto, "Quella solitudine immensa d'amarti solo io", pubblicato da Priamo e Meligrana Editore nel gennaio del 2013 (nel caso vi interessasse, lo trovate in tutti gli store, da Feltrinelli.it a Sanpaolostore.it). Da ottobre 2013 il libro è stato pubblicato anche in versione cartacea e di recente ne è stata fatta la prima ristampa; lo trovate in libreria, oppure potete ordinarlo su Amazon, Ibs o sul sito dell'editore: www.meligranaeditore.com; e "La logica del mammifero (storia di una madre)", uscito il 2 dicembre 2016, pubblicato da Prospero Editore (www.prosperoeditore.com; se lo desiderate, potete anche ordinarlo sul sito). Oltre a questi romanzi ne ho scritti altri due, ancora in attesa di trovare una casa editrice disposta a scommetterci sopra, questi i titoli: "Ripaferdine (storie di cortile)", "Trenta denari (una storia d'amore)". Se per caso da queste parti dovesse capitare un editore interessato a dare un'opportunità agli esordienti (almeno per leggerli), lo invito di tutto cuore a farsi sentire. Credo di poter dire che non se ne pentirà.

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