La più sincera dichiarazione d’amore

Recensione di “Dona Flor e i suoi due mariti” di Jorge Amado

Jorge Amado, Dona Flor e i suoi due mariti, Garzanti

La passione assoluta, accecante, che ti lega in modo indissolubile a una persona e, proprio in conseguenza di ciò, ti dona la libertà più inebriante, quella del palpitare frenetico del cuore, delle pazzie compiute tra scrosci di riso e brividi di desiderio, della frenesia di una fanciullesca gioia, che della vita assapora soltanto la maestà benevola dell’estate, il miracolo dello splendore naturale, la benedizione gloriosa del giorno e il quieto abbraccio delle notti stellate. La passione, e poi la morte che di netto la tronca, la spezza, riducendola a un sottile filo di memorie fradicio di lacrime. E ancora la vita, che, faticosa come un vecchio malfermo sulle gambe, torna a fare capolino, a sussurrare, a elargire i suoi doni piccoli e grandi, e infine, improvvisa, supera su stessa cancellando ogni confine tra possibile e impossibile, facendosi beffe della realtà, della logica, della scienza e del buon senso, sovvertendo qualsiasi regola in nome del proprio vulcanico esserci, di quell’esistere al di là di tutto e di tutti che è il passo decisivo che si compie nel momento in cui, cessata la stentata sopravvivenza assicurata dai pensieri e dalle preghiere di quelli che ci hanno conosciuti e amati, ci si slancia loro incontro in risposta a un desiderio struggente e irresistibile, alla volontà di non arrendersi all’odiosa dittatura della finitezza del corpo. Inno alla vita, dunque, alla vita e alla sua bellezza, che va colta attimo dopo attimo, che va incessantemente goduta, nello stesso modo in cui si gode un’amante, con identica sensualità; questo è lo splendido, sognante, spassoso, delicato e vivacissimo Dona Flor e i suoi due mariti, forse il romanzo più famoso del grande scrittore brasiliano Jorge Amado. Con magistrale leggerezza, in uno stile arguto e magico che richiama le atmosfere dell’amata Bahia teatro del romanzo, Amado racconta della giovane Flor, cuoca provetta afflitta da una madre tirannica e ingombrante – che per sé più che per le proprie figlie sogna matrimoni con gente altolocata, prestigio sociale e ricchezza – che un giorno incontra, innamorandosene perdutamente, il bel Vadinho, ballerino di ineguagliabile bravura e re dei perdigiorno, le cui giornate sono segnate dal gioco d’azzardo, dalla bisboccia con gli amici e naturalmente da innumerevoli amanti (che però non sono altro che un passatempo, perché l’unica a durare, la sola che egli veramente vuole, è la povera Flor, soggiogata dal fascino di quell’uomo unico, trascinata dalle onde di marea della sua allegria, felicemente vinta dal suo ardore). Sposi contro tutto e tutti, Vadinho e Flor vivono insieme per sette anni, fino al giorno in cui, durante il Carnevale, quel marito ancora giovane e aitante paga in una volta sola le sue innumerevoli sregolatezze morendo nel bel mezzo di una sfrenata danza. Ed è proprio con la triste fine di Vadinho che il romanzo si apre, lasciando immediatamente la mestizia dell’oggi per ripercorrere, tra dolore, nostalgia e quell’orgoglio di donna, moglie, compagna e amante che solo Flor prova e comprende nel riandare con il pensiero a tutto ciò che ha condiviso con Vadihno, agli splendori come alle miserie, quel fantastico intreccio di vite, attorno al quale fioriscono le piccole, preziose esistenze dei quartieri e della città di Bahia, terra di saggezza antica, sincretismo religioso, radicate credenze popolari, verità a buon mercato e testardo ottimismo. Amado narra con passione e corroborante buonumore; egli, padre e fratello dei suoi personaggi, li dipinge con indulgenza, sorride dei loro peccati senza tuttavia mai mancare di sferzare il perbenismo opportunista di chi ha in mente solo il proprio tornaconto personale, l’interesse quotidiano da riscuotere, costi quel che costi. Poi, esaurite le pagine dedicate a ciò che è stato, nel bene come nel male, si torna al presente, e alle sue opportunità, che per Flor, vedova ancora assai bella e giovane, si concretizzano nel corteggiamento del fidanzato ideale (quello che persino la sua arcigna, terribile madre non può non approvare), il farmacista Teodoro, uomo serissimo, gran lavoratore, integerrimo, con un solido bagaglio di valori; una persona, insomma, che del mai abbastanza compianto Vadinho è l’esatto opposto. Con questo nuovo marito Flor ottiene tutto quello che Vadinho non aveva mai potuto darle: rispettabilità, tranquillità economica (anzi, perfino una discreta agiatezza), fedeltà (Teodoro non solo trova inconcepibile il tradimento, ma anche a livello di rapporti coniugali mantiene un ordine e una regolarità degne del più zelante degli impiegati: due giorni a settimana – sempre gli stessi – in uno dei quali è disponibile a concedere il bis); in una parola, una vita abitudinaria e del tutto priva di sorprese. Inevitabile che Flor, pur grata e sinceramente innamorata di questo suo nuovo marito, così diverso dal primo, senta la mancanza di Vadinho, una mancanza che si fa di giorno in giorno più forte, più pungente, fino al momento in cui, quasi inconsapevolmente, il desiderio mai sopito del suo primo uomo non riconduce Vadinho a lei, quello stesso Vadinho che l’aveva fatta delirare di felicità e piangere di rabbia e di umiliazione per sette anni, e che ora è nuovamente pronto a sfoderare le sue armi per riconquistarla.

Romanzo-capolavoro, che non si vorrebbe mai smettere di leggere, Dona Flor e i suoi due mariti è un meraviglioso, indimenticabile viaggio nel cuore della vita, ed è forse la più sincera dichiarazione d’amore che le sia mai stata rivolta.

Eccovi l’incipit. La traduzione è di Elena Grechi. Buona lettura.

Vadinho, il primo marito di dona Flor, morì a Carnevale, una domenica mattina, mentre ballava un samba vestito da baiana in Largo 2 Luglio, non lontano da casa sua.

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ilconsigliereletterario

Non c'è molto da dire, in realtà, se non che sopra ogni altra cosa amo leggere e scrivere. Ben più di quel che potrei dire di me lo dicono (peraltro decisamente meglio) i libri che ho letto, e di cui parlo nel blog. E qualche altra cosa la aggiungono i libri che ho scritto, "Quella solitudine immensa d'amarti solo io", pubblicato da Priamo e Meligrana Editore nel gennaio del 2013 (nel caso vi interessasse, lo trovate in tutti gli store, da Feltrinelli.it a Sanpaolostore.it). Da ottobre 2013 il libro è stato pubblicato anche in versione cartacea e di recente ne è stata fatta la prima ristampa; lo trovate in libreria, oppure potete ordinarlo su Amazon, Ibs o sul sito dell'editore: www.meligranaeditore.com; e "La logica del mammifero (storia di una madre)", uscito il 2 dicembre 2016, pubblicato da Prospero Editore (www.prosperoeditore.com; se lo desiderate, potete anche ordinarlo sul sito). Oltre a questi romanzi ne ho scritti altri due, ancora in attesa di trovare una casa editrice disposta a scommetterci sopra, questi i titoli: "Ripaferdine (storie di cortile)", "Trenta denari (una storia d'amore)". Se per caso da queste parti dovesse capitare un editore interessato a dare un'opportunità agli esordienti (almeno per leggerli), lo invito di tutto cuore a farsi sentire. Credo di poter dire che non se ne pentirà.

3 pensieri su “La più sincera dichiarazione d’amore”

  1. Bella recensione per un libro che merita sicuramente di essere letto. Del resto cosa dire di jeorge Amado un autore che il solo nominarlo mi fa venire in mente il colore, il carnevale, Rio, l’amore per la vita voluta e vissuta fortemente.

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