Ci-devant

Recensione di “La storia segreta della rivoluzione” di Hilary Mantel

Hilary Mantel, La storia segreta della rivoluzione, Fazi Editore

Traducibile con “precedentemente”, il termine ci-devant nei burrascosi anni della Rivoluzione Francese venne utilizzata per indicare i nobili spogliati del loro titolo. Una parola sola, qualcosa di innocuo, assurta a simbolo di un passato con cui si sono chiusi tutti i conti, diventata l’emblema di ciò che non potrà più tornare. Una parola e null’altro, ma così terribile (e nel medesimo tempo tanto feconda) da contenere in sé la distruzione del vecchio mondo e le prime scintille di una realtà nuova. Prende le mosse da qui – e in questa sorta di sotterraneo fiume fatto di avvenimenti all’apparenza poco o punto importanti e di vicende private prosegue in un continuo, sottilissimo gioco di rimandi – lo splendido lavoro letterario dedicato da Hilary Mantel ai tragici ed esaltanti fatti del 1789. Divisa in tre volumi, la storia della Rivoluzione Francese viene narrata da altrettanti punti, quelli di Camille Desmoulins, Georges Jacques Danton e Maximilien de Robespierre, personaggi di primissimo piano in quegli anni, che Hilary Mantel restituisce al lettore in tutta la loro complessità, senza trascurarne debolezze, cadute, ossessioni né mancando di riconoscerne la grandezza, l’eccezionalità, il coraggio. Nel seguire da vicino l’intera parabola umana e politica di questi uomini, la scrittrice inglese racconta antefatti e conseguenze dei rivolgimenti francesi superando di slancio tanto la fredda accuratezza della ricostruzione storica quanto la fragile suggestione del libero moro creativo; la sua scelta (felicissima) la pone in qualche modo all’interno degli eventi, consentendole di leggerli – e di presentarceli – come se li stesse vivendo, come se li scoprisse (e fosse perciò costretta a cercare di comprenderli, di decifrarli) nel momento in cui si verificano o in cui minacciano di esplodere. Così la Rivoluzione, in ogni sua fase, somiglia all’avvicinarsi di una tempesta, a quell’improvviso correre della storia che sempre precede le peggiori catastrofi, mentre il suo farsi, il suo mutarsi da semplice possibilità a ineluttabile certezza viene salutato da attonito stupore, da una sorpresa enorme e muta cui soltanto il caso, l’attimo da cogliere senza indugio, offre la scintillante opportunità della voce, dell’urlo rivolto alle folle che d’improvviso delle folle diviene coscienza, delle folle si fa verità e dalle folle e per le folle pretende giustizia, e libertà, e uguaglianza, e fraternità. Ma soprattutto brama sangue, il sangue dei responsabili, dei colpevoli.
Ecco come la stessa Mantel, in apertura del primo romanzo, non a caso intitolato La storia segreta della rivoluzione (in Italia edito da Fazi nella traduzione di Giuseppina Oneto), presenta il suo lavoro: “Questo romanzo tratta della Rivoluzione francese. Quasi tutti i personaggi che vi compaiono sono persone realmente esistite e la trama segue da vicino gli avvenimenti storici – almeno per quella parte su cui si concorda, che non è poi molta. Non si tratta di un resoconto completo della Rivoluzione, di una sua visione d’insieme […]. I personaggi di cui scrivo non erano famosi finché la Rivoluzione non li ha resi tali e della prima parte della loro vita non si sa molto. Ho usato dunque i documenti esistenti e per il resto ho seguito delle ipotesi plausibili. Non si tratta neppure di un resoconto imparziale. Ho cercato di vedere il mondo dal punto di vista dei miei personaggi coi pregiudizi e le opinioni a loro propri. Quando ho potuto, ho usato le loro parole – tratti dai discorsi trascritti o dai testi che sono stati conservati – e le ho intessute ai miei dialoghi. Mi ha sempre guidato la convinzione che quello di cui resta testimonianza spesso è stato tentato nelle conversazioni prima di trovare forma ufficiale”.

Un romanzo storico, dunque, ma non un romanzo consueto; la prosa della Mantel, ricchissima e di una raffinatezza senza pari, dipinge con colori nuovi la Rivoluzione; mentre raccontano qualcosa che almeno a grandi linee tutti dovremmo conoscere (perché tutti abbiamo subito e subiamo l’influenza di quanto accaduto nell’ultimo scorcio del XVIII secolo), le pagine di questo magnifico libro non smettono di sussurrarci che in realtà non sappiamo quasi nulla, che l’eco della storia non cessa di moltiplicarsi e che noi, seguendone l’esempio, non dovremmo smettere di prestarle orecchio.

Eccovi, invece dell’incipit, ancora una riflessione dell’autrice. La conclusione della sua nota introduttiva. Buona lettura.

[…] i miei personaggi non erano dotati del senno di poi; vivevano la vita di giorno in giorno come meglio potevano […]. Ho tentato di scrivere un romanzo che gli dia la possibilità di cambiare opinione, di cambiare simpatie: un libro da vivere e da pensare.

 

Pubblicato da

ilconsigliereletterario

Non c'è molto da dire, in realtà, se non che sopra ogni altra cosa amo leggere e scrivere. Ben più di quel che potrei dire di me lo dicono (peraltro decisamente meglio) i libri che ho letto, e di cui parlo nel blog. E qualche altra cosa la aggiungono i libri che ho scritto. Il mio primo romanzo, Quella solitudine immensa d’amarti solo io (Priamo/Meligrana 2013) è andato di recente in ristampa; il secondo, La logica del mammifero (storia di una madre) (Prospero Editore), è uscito il 2 dicembre 2016. Il terzo romanzo, intitolato Ripaferdine (storie di cortile), è uscito a ottobre 2017 per i tipi di Giraldi Editore. Il quarto è stato pubblicato, ancora con Prospero Editore, il 14 marzo 2019; si intitola Trenta denari (una storia d'amore). E oltre a questi lavori ci sono i racconti: William Shakespeare, il texano, pubblicato nella collana Coup de foudre di Aulino Editore, e il volume antologico On the Radio (Morellini Editore), cui partecipo con una storia intitolata La radio all’improvviso. L'ultimo romanzo in ordine di tempo si intitola L'occaso e verrà pubblicato ad autunno 2020. Nel caso da queste parti passasse qualche addetto ai lavori in cerca di buone storie da pubblicare, o meglio ancora di un appassionato cultore di libri con il quale lavorare, lo invito a farsi avanti; mi sento di assicurargli che non se ne pentirà.

4 pensieri su “Ci-devant”

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